“Il progetto di vita non può essere una variabile oggi: facendo così noi non solo andiamo a perdere una straordinaria opportunità, ma andiamo a ledere un diritto fondamentale delle persone con disabilità e delle famiglie”. Lo ha affermato Roberto Speziale, presidente nazionale dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), intervenendo oggi al seminario “Il progetto di vita per le persone con autismo ad alti livelli di sostegno: un percorso inevitabile”, promosso dal Servizio nazionale Cei per la pastorale delle persone con disabilità e dall’OssNA (Osservatorio nazionale autismo) presso la sede Cei a Roma. Per Speziale, il progetto di vita “modulare, personalizzato e partecipato cambia, se fatto bene, le traiettorie di vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie”: deve “individuare la qualità, quantità e intensità di sostegno necessari alla persona per ampliare gli spazi di partecipazione sociale”. Al centro, ha sottolineato, deve esserci un’alleanza tra tutti i soggetti coinvolti – sanitari, sociali, educativi e lavorativi – perché “la persona diventi protagonista e la famiglia soggetto attivatore”.