Immigrazione: Ambrosini (Festival Migrazione), “ripristinare sponsor e istituire meccanismi di regolarizzazione individuale”. Santerini, “no a politiche della paura”

(foto: Caiffa/SIR)

“Al Festival faremo delle proposte politiche riguardo a ingressi e integrazione, tra cui quella di ripristinare l’istituto dello sponsor, cioè l’ingresso in Italia con fideiussione, per favorire l’incontro tra lavoratore migrante e datore di lavoro e il permesso di un anno per ricerca lavoro”. Lo ha detto oggi a Roma il sociologo Maurizio Ambrosini, presidente del Comitato scientifico del Festival della Migrazione, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione nella sede di Radio Vaticana. Il Festival, giunto all’undicesima edizione, si svolgerà dal 5 al 15 novembre 2026 in diverse località italiane, partendo da Modena e toccando anche Palermo e sarà dedicato alle “Donne migranti”. Il Festival è promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta di Modena e da una rete di Atenei universitari e di altri enti e organizzazioni. Ambrosini ha ricordato che “il fenomeno della migrazione è ben diverso da come viene raccontato, parlando solo di sbarchi, senza tener presente che i richiedenti asilo sono meno del 10% di chi vive in Italia, che quasi la metà sono donne, che la maggior parte degli immigrati proviene da Paesi cristiani e rappresentano per il bilancio dello Stato un attivo di 4 miliardi di euro l’anno, mentre incidono poco su pensioni e sanità”. L’Agenda politica del Festival prevede, tra le proposte, anche “meccanismi di regolarizzazione individuale sul modello spagnolo; la possibilità di transitare dal canale dell’asilo a quello del lavoro; più corridoi umanitari e permessi speciali per atleti o ricercatori a rischio, ricongiungimenti familiari in tempi più brevi e lotta concreta alle discriminazioni”.

(foto: Caiffa/SIR)

Per Milena Santerini, docente di Pedagogia interculturale dell’Università del Sacro Cuore, le migrazioni “sono lo specchio collettivo di come siamo noi e mettono in evidenza le disuguaglianze. L’intercultura dovremmo farla anche tra noi, che siamo divisi su tanti temi”. “Abbiamo bisogno di politiche interculturali e non di politiche della paura – ha sottolineato –. L’esternalizzazione delle frontiere è fallimentare e la negazione della cittadinanza ai nati in Italia è un fallimento”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi