“Il Servizio sanitario nazionale è stato immaginato e costruito intorno al sistema ospedale, una struttura organizzata con protocolli, procedure, sistemi di rimborso. Se, dunque, l’ospedale è un ambiente controllato, il territorio è un sistema in continua evoluzione, con i bisogni dei cittadini sempre più diversificati”. Lo dichiara Davide Integlia, ceo di Isheo – una società italiana specializzata in ricerca e consulenza nel settore sanitario, operante a livello nazionale e regionale -, in occasione della Giornata mondiale della salute che ricorre oggi, 7 aprile. “Nella pratica, però, questo modello è ancora in fase di costruzione. In molti territori non è del tutto chiaro quali funzioni debbano svolgere queste nuove strutture, quali risorse abbiano a disposizione e quale ruolo operativo debbano assumere all’interno del sistema sanitario. Per questo, oggi il Ssn si trova davanti a un apparente paradosso: se da un lato cresce la popolazione anziana e aumentano le malattie croniche, dall’altro questo fenomeno è proprio il risultato del successo della medicina. Viviamo di più e, di conseguenza, conviviamo più a lungo con patologie e comorbidità. Non si può considerare questo come un fallimento del Sistema sanitario bensì al contrario: è la dimostrazione concreta che il sistema ha funzionato. Il vero ‘problema’, quindi, non è l’aumento dei bisogni di salute in sé, ma la capacità del sistema di adattarsi alla nuova realtà”.
Negli ultimi anni “si è iniziato a parlare con sempre maggiore insistenza di medicina di prossimità, di aggregazioni funzionali tra medici sul territorio e, più recentemente, delle case della comunità – prosegue Integlia -. L’idea è semplice: avvicinare i servizi sanitari ai cittadini e spostare una parte della presa in carico fuori dall’ospedale. Nella pratica, però, questo modello è ancora in fase di costruzione. In molti territori non è del tutto chiaro quali funzioni debbano svolgere queste nuove strutture, quali risorse abbiano a disposizione e quale ruolo operativo debbano assumere all’interno del Sistema sanitario”.
Per l’esperto, “la vera sfida è organizzare il territorio con la stessa capacità di programmazione sviluppata negli ospedali. A oggi questo passaggio non è ancora avvenuto: le case di comunità, ad esempio, sono state introdotte come elemento chiave della sanità territoriale, ma in molti casi non è ancora chiaro quali funzioni debbano svolgere, quali risorse abbiano e quale ruolo operativo debbano avere all’interno del sistema sanitario stesso”.
Dunque, conclude Integlia, “servono budget dedicati alla sanità territoriale, serve identificare e promuovere nuove figure professionali in risposta a una crescente e sempre più diversificata domanda di salute, serve una programmazione chiara dei servizi sul territorio e una altrettanta chiara attribuzione di responsabilità. Il cambiamento di paradigma è questo: passare da una sanità centrata sulla gestione dell’episodio acuto in ospedale a un sistema capace di accompagnare le persone lungo tutto il percorso della malattia e della vita”.