Un forte appello a disarmare i cuori e a diventare “artigiani di pace” è risuonato nella cattedrale di Lecce durante la veglia presieduta dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, anticipata al 10 aprile rispetto alla giornata indicata da Papa Leone. Una scelta dovuta alla partecipazione del presule, l’11 aprile ad Andria, alla consacrazione episcopale di mons. Domenico Basile, vescovo eletto di Molfetta.
Nell’omelia, mons. Panzetta ha richiamato il “momento oscuro” che il mondo sta attraversando, segnato da conflitti e violenze, ma anche illuminato da “segni pasquali”, come la mobilitazione di tanti giovani contro la guerra. Un riferimento diretto alle parole del Vangelo della Passione – “rimettete la spada nel fodero” – diventate invocazione universale perché cessino le ostilità “a Gaza, a Teheran, a Beirut, in Ucraina e in ogni luogo dove scorre il sangue”. Il presule ha ribadito che “il fuoco non si spegne col fuoco”, definendo la guerra una “follia” più volte denunciata dai papi. Al centro della riflessione i due doni lasciati da Cristo: lo Spirito Santo, che rende viva e attuale la Parola, e la pace, dono pasquale che nasce dalla comunione trinitaria. “Non come la dà il mondo”, ha sottolineato, distinguendo la pace evangelica da quella frutto di compromessi tra interessi: una pace autentica si fonda su giustizia, rispetto dei diritti e promozione umana. “La mia pace vi do”: un dono al presente, ha spiegato Panzetta, che continua a essere offerto all’umanità ma è affidato alla responsabilità concreta delle persone. Da qui l’invito a verificare le proprie “mani”, perché siano disarmate e capaci di comunione. Infine, l’immagine delle formiche: piccole ma capaci, insieme, di costruire grandi cose. Così i credenti, chiamati a essere “una squadra potente” nel chiedere e nel costruire la pace.