(Bozzolo) “Una fede inquieta e inquietante”, “una spiritualità incarnata”, un prete attento alla cultura, “con uno spiccato interesse per tutto ciò che si muove nella società e nella Chiesa del suo tempo”. Paolo Corsini, presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, è stato il primo relatore al convegno svoltosi oggi a Bozzolo (provincia di Mantova ma diocesi di Cremona), intitolato “Don Primo oggi: un cristianesimo ancora attuale?”, promosso dalla Fondazione Mazzolari e moderato da Fabio Pizzul (Fondazione Ambrosianeum Milano), presente il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni. Al centro dell’attenzione la figura e il pensiero del “parroco d’Italia” oggetto di recenti studi e, in particolare, raccontato nel primo volume della biografia curata da Giorgio Vecchio, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Mazzolari (Don Primo Mazzolari. Una biografia. 1890-1932, ed. Morcelliana).
Marta Margotti, ordinaria di Storia contemporanea nell’Università di Torino, ha parlato di un sacerdote segnato da un profondo lavoro spirituale e culturale, partecipe della vita del popolo che gli era affidato, con un “percorso di progressiva adesione all’essenza del cristianesimo” (Vangelo sine glossa). Da qui anche l’esercizio di una pastorale innovativa, “frutto di preghiera, studio e aderenza alle condizioni di vita e alla realtà” delle comunità che gli erano affidate (prima Cicognara, poi, appunto, Bozzolo).

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
“Non c’è dubbio che moltissime idee di Mazzolari, a partire dal suo modo di vivere un cristianesimo radicalmente evangelico, conservino ancora oggi un’estrema attualità e una grande forza profetica, capace di provocarci”, ha affermato a sua volta Matteo Truffelli, presidente della Fondazione Mazzolari. D’altra parte, prosegue lo storico dell’Università di Parma, “è innegabile che molti modi di pensare e di vedere le cose di don Primo risultano datate. Perché Mazzolari era in tutto e per tutto un uomo del suo tempo. Proprio qui, però, troviamo un’altra preziosa radice della sua attualità: la fede di don Primo, il suo pensare, il suo vivere erano un tutt’uno con il suo impegno dentro la storia: dentro la società e la Chiesa del suo tempo, per trasformare la società e la Chiesa con il seme buono del Vangelo”.
Ha quindi preso la parola Giorgio Vecchio, mettendo in guardia dal fare di Mazzolari “un santino”. “Il nostro sforzo deve semmai essere quello di comprendere la sua personalità così come era, contraddizioni e difetti compresi, per collocarlo nel suo tempo e nella sua cultura. Proprio svolgendo questo compito di seria ricostruzione storica, comprendiamo meglio la sua grandezza e le sue intuizioni, foriere di novità”. “Dai suoi scritti e dai suoi discorsi ci accorgiamo che Mazzolari ha compreso il primato della Parola di Dio, la centralità della fede, l’esistenza di un legame forte tra la fede e la vita, l’immagine di un prete-pastore, ma anche la positività della vita matrimoniale, l’autonomia del laicato, la positività della politica”.
Domani, alle 17, presso la chiesa parrocchiale di San Pietro di Bozzolo, si celebrerà, nell’anniversario della morte di Mazzolari, una messa in sua memoria, presieduta dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino, e concelebrata dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni.