Terra Santa: il 28 marzo Rosario per la pace. Padre Patton (Custodia), “preghiera e digiuno, vie universali per la pace”

(Foto AFP/SIR)

“Vi invito a unirvi in preghiera sabato prossimo, 28 marzo, recitando il rosario per implorare il dono della pace e della serenità, specialmente per quanti soffrono a causa del conflitto”. Con queste parole il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, ha rivolto ai fedeli della diocesi patriarcale un appello a riunirsi spiritualmente per pregare per la pace. La preghiera del Rosario per la pace è stata preparata da padre Francesco Patton, già Custode di Terra Santa, che al Sir spiega il senso e la struttura dell’iniziativa. “Credo fortemente – afferma – che il rosario, pregato con l’intenzione della pace, sia uno strumento molto efficace. Ci aiuta a maturare la coscienza del valore della pace. Come diceva Sant’Agostino, quando preghiamo non diciamo a Dio ciò che deve fare, ma si chiarisce dentro di noi ciò che è veramente importante. La preghiera aumenta la nostra sintonia con la volontà di Dio”. Padre Patton ricorda anche il valore del digiuno, definendolo “un linguaggio universale, presente nel cristianesimo, nell’ebraismo, nell’islam e nelle religioni orientali”. Un gesto legato al cibo e dunque alla consapevolezza che “la vita non ce la diamo da soli, ma la riceviamo”. Il digiuno, aggiunge, “aiuta a entrare in sintonia con il rispetto per la vita”. Il legame tra pace e rosario rimanda direttamente al messaggio di Fatima. “Recitate il rosario tutti i giorni, per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra”: la richiesta della Madonna ai tre pastorelli nel 1917, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, ricorda l’inscindibile connessione tra la preghiera mariana e il dono della pace. I misteri scelti per la preghiera del 28 marzo, sottolinea il frate, “seguono il filo della riconciliazione: l’annuncio e la nascita di Gesù, re della pace; l’annuncio del Regno; la croce come luogo in cui l’umanità è riconciliata; la pace donata dal Risorto; Maria incoronata Regina della pace”. Le intenzioni di preghiera abbracceranno “le famiglie che soffrono a causa della guerra, tutti coloro che ne subiscono le conseguenze, i governanti perché si aprano alla logica evangelica delle beatitudini, i popoli in guerra chiamati a superare divisioni politiche, economiche, etniche e religiose”. Si pregherà anche per la Chiesa e per ogni cristiano, “perché prendano coscienza di aver ricevuto pace e riconciliazione come primo dono del Risorto”, e per l’intercessione di Maria affinché accompagni i popoli della Terra Santa e del Medio Oriente. “Il dono della pace è legato allo Spirito e alla riconciliazione – sottolinea padre Patton –. Senza riconciliazione non c’è pace”. Da qui l’invito a pregare non solo per sé, ma anche per responsabili politici e religiosi, affinché non alimentino divisioni né scontri, allontanandosi dal Vangelo. Padre Patton ricorda le parole di Benedetto XV che definì la Prima Guerra Mondiale una “inutile strage” e osserva: “La Chiesa negli ultimi secoli non ha mai benedetto alcuna guerra. Questo vale ancor più per i leader religiosi, che hanno il dovere di guidare i popoli verso la pace, non verso la bestemmia contro Dio che è la guerra”. Gli appelli di Papa Francesco per la pace sono continui. “Vorrei sentire – conclude padre Patton – anche le altre guide religiose delle tre religioni abramitiche e delle altre fedi invitare insistentemente alla preghiera, al dialogo, alla moderazione”. Nel mondo oggi, ricorda, “sono 59 i conflitti in corso”: un ulteriore motivo per cui l’invito del patriarca Pizzaballa alla preghiera del 28 marzo risuona come un appello urgente e condiviso.

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