Diocesi: mons. Accrocca (Assisi), “Francesco una bomba atomica da far esplodere perché il sogno della pace si avveri”

(Foto diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino)

“Dico a noi tutti, autorità civili, religiose e confratelli: lavoriamo insieme perché il sogno della pace si avveri. Questo ci aiuterà a trovare vie e percorsi di vita pastorale che abbiano, su questo tema, dei cardini fondanti. Il Signore ci aiuti, la Vergine santa ci sostenga e interceda per noi e con lei intercedano dal cielo i nostri Santi”. È stato l’appello finale dell’omelia di mons. Felice Accrocca, nuovo vescovo di Assisi- Nocera Umbra-Gualdo Tadino, eri sera in occasione dell’insediamento in diocesi. Nella cattedrale di San Rufino il passaggio di consegne – con lo scambio del pastorale – tra mons. Domenico Sorrentino, amministratore apostolico della diocesi, e il nuovo pastore.
Mons. Accrocca ha chiarito: “Non ho programmi, mi sembra irrispettoso presentarmi con programmi già fatti: ci conosceremo a poco a poco e indicheremo assieme mete nuove: non ho progetti né programmi, ma ho un sogno: salendo in città, venendo dalla Porziuncola, poco prima della prima rotonda, ci accoglie una scritta: ‘benvenuti in Assisi città della pace’. Ecco, sogno una Chiesa di pace, per la città della pace. Una pace tra noi, innanzitutto, perché dobbiamo fare della chiesa un coro, dove le voci si accordano insieme, dove le diversità siano valorizzate. d’altronde diceva Tonino Bello, ‘la pace è la convivialità delle differenze’. Vorrei che questa città contribuisse a instaurare una pace diversa nel mondo in un momento in cui il mondo è su un crinale pericoloso: la guerra si ammanta di parole come giustizia e libertà, ma gli interessi sono altri e a muoverli sono poche persone, a spese degli anelli deboli della catena che sono i primi a morire”.
“Prima al vescovado – ha aggiunto – ho fatto vedere ai giornalisti il Cristo di Benevento spezzato dalle bombe, che ha resistito a tanti terremoti e fu raso al suolo dal fuoco amico, dopo che era stato firmato l’armistizio. Fu sventrato da una deflagrazione, da un ordigno, e mi chiedo allora: cosa succede nelle viscere di una persona? Cosa succede oggi in cui la guerra nasce per motivi economici e di potere? Vorrei richiamare Rufino da Bologna, autore del ‘De Bono Paci’, scritto qualche decennio prima di Francesco. Nel libro dice: ‘La terra è data a tutti gli uomini’, non possono esserci pochi che sprecano e molti che soffrono”. E 2la situazione attuale dice qualcosa di molto doloroso e pericoloso: vorrei avere la forza che Francesco ebbe predicando da Bologna: chi lo vide, uno studente croato che lo raccontò decenni dopo disse ‘la persona era spregevole, la faccia senza bellezza, con un abito sudicio, ma Dio dette tanta forza alle sue parole e famiglie scosse dalla guerra furono piegate a patti di pace’”. “Noi abbiamo la bomba atomica di Francesco e dobbiamo far esplodere questa bomba come fece lui con gesti paradossali ma evangelici, perché il Vangelo – haconcluso – ha le sue ragioni che la ragione non ha. Ai potenti e a chi procura tanta sofferenza vorrei dire: possano incontrare Dio ora come Padre prima di doverlo incontrare come giudice”.

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