“Un magistrato di fede, che ha tanto da dire nella lotta alla mafia”. Così mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, ha definito Rosario Livatino, il giudice assassinato nel 1980 “proprio per il suo lavoro di giustizia portato avanti per contrastare la mafia”. Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla proposta di eleggere “il giudice ragazzino” a patrono dei magistrati, avanzata nel corso dell’ultimo Consiglio permanente della Cei, Baturi ha spiegato che tale proposta, partita da un’associazione, è stata poi recepita dal Consiglio permanente che la presenterà all’assemblea di maggio, dove per essere approvata ha bisogno dei due terzi dei voti. Il passo successivo, per la decisione finale, spetta alla Santa Sede. La vita di Rosario Livatino, ha affermato il segretario generale della Cei, “è un esempio di come la fede possa fermentare il lavoro quotidiano per la giustizia”. “Sul territorio – ha riferito – ci sono stati tanti incontri su Rosario Livatino, e la gente si è sempre fatta coinvolgere molto da questo esempio. Operare per la giustizia significa vedere il proprio lavoro come fonte di missione”.