“C’è violenza per nulla, dove per nulla si vive”. Mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, ha commentato in questi termini l’episodio del tredicenne di Bergamo che ha accoltellato la sua professoressa. “Bisogna dare ai giovani un motivo di impegno e la capacità di accettare le sconfitte e i fallimenti”, ha detto il vescovo rispondendo alle domande dei giornalisti, durante la conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente: “Dietro tante storie di violenza c’è spesso il rancore, la sofferenza, la disperazione verso la vita”. Di qui la centralità del tema dell’educazione, che “richiede la sinergia tra diversi soggetti: la Chiesa, la scuola, il terzo settore, gli istituti di pena minorili, che devono diventare sempre di più luoghi di rieducazione. È illusorio che lo Stato possa farcela da solo, senza coinvolgere tutte le componenti della società”. “Occorre stare negli ambienti dove i giovani vivono”, ha proseguito Baturi: “Abbiamo l’esempio delle aree interne, dove la povertà educativa si coniuga con un malessere diffuso. Ridare ragioni di vita ai giovani è una delle vocazioni della Chiesa, come ci ha ricordato anche oggi Papa Leone nella sua lettera ai vescovi francesi: c’è la necessità di incrementare l’impegno educativo della Chiesa, ma dentro l’impegno di tutti”.