Consiglio d’Europa: Rapporto sul lavoro e le sentenze della Corte dei diritti umani. Il problema-Russia

Pubblicata oggi la Relazione annuale del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, responsabile del monitoraggio dell’attuazione delle sentenze della Corte dei diritti umani da parte degli Stati membri. I dati raccontano che il Comitato ha chiuso complessivamente 949 casi nel corso dell’anno, rispetto agli 894 del 2024 (un miglioramento del 6,2%). Nel dettaglio, 194 di questi erano “casi di scuola”, che spesso richiedono l’adozione di nuove leggi o prassi per prevenire violazioni simili. Per il direttore generale Gianluca Esposito si tratta di un numero importante che implica “cambiamenti complessivi positivi negli Stati membri”. Sono numeri che “rappresentano la giustizia resa, un forte segnale della vitalità e della rilevanza del sistema”. Nel Rapporto emergono anche progressi compiuti in Ucraina, che ha visto la chiusura di 97 casi – tra cui 11 casi di riferimento – nel 2025, nonostante la situazione di guerra, mentre sono diminuiti in maniera significativa i casi pendenti in Romania, Austria, Estonia, Francia, Germania e Lituania. Lo snodo critico rimane l’esecuzione delle sentenze, per la complessità dei nuovi casi deferiti dalla Corte, il costante aumento del numero di casi di rinvio pendenti e il fatto che oltre 500 casi di rinvio siano in sospeso da più di cinque anni. Dalla Relazione, quindi la sollecitazione sulla “importanza strategica per gli Stati di rafforzare ulteriormente le proprie capacità nazionali per l’esecuzione delle sentenze della Corte”. Il buco nero invece è la Federazione russa con “la persistente mancanza di partecipazione e di condivisione delle informazioni” che, esclusa dal Consiglio d’Europa nel 2022, rimane legalmente vincolata ad attuare le decisioni della Corte che la riguardano.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi