“Se non si interviene in modo strutturale, la situazione a Sollicciano, come in altri penitenziari toscani, non potrà che peggiorare: il sovraffollamento non è solo un problema logistico, ma un fattore che alimenta la violenza e il disagio mentale all’interno degli istituti penitenziari”. A dirlo è Andrea Piazzoli, consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, commentando i dati sui fenomeni di autolesionismo e suicidi all’interno del penitenziario fiorentino.
“Il carcere, come previsto dalla Costituzione, dovrebbe essere uno spazio trasformativo e rieducativo, ma in condizioni di sovraffollamento estremo questa funzione viene meno e può prevalere una dimensione punitiva. Tutti i dati e le ricerche di taglio psicologico – continua Piazzoli – mostrano chiaramente che ambienti sovraffollati aumentano i livelli di stress, l’aggressività e i conflitti con un impatto diretto sulla salute mentale delle persone detenute e su chi lavora all’interno delle strutture. Gli episodi di autolesionismo e i tentativi di suicidio non sono solo numeri, ma segnali di una sofferenza psichica profonda, che rischia di aggravarsi ulteriormente in assenza di interventi strutturali sugli spazi, sul sostegno alla persona e alle sue relazioni, sulla formazione e sull’organizzazione della vita detentiva”.
“Serve un cambio di paradigma – sottolinea il consigliere dell’Ordine toscano – che metta davvero al centro la salute mentale come asse portante del sistema penitenziario, riconoscendo che il benessere psicologico non è un elemento accessorio ma una condizione necessaria per la sicurezza, la convivenza e la riduzione della recidiva. Questo significa investire da subito in ambienti adeguati, in spazi che riducano la deprivazione e favoriscano relazioni più sane – conclude Piazzoli – ma anche rafforzare in modo significativo servizi e percorsi psicologici, e la formazione e il supporto continuativo alle persone detenute”.