Società: card. Zuppi all’Università di Macerata, “senza incontrare l’altro non troviamo neanche noi stessi”

(Foto Università di Macerata)

Auditorium gremito e attento ieri sera per l’intervento del card. Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, all’Università di Macerata, dove ha chiuso la terza edizione del ciclo di incontri “Meditazione e presenza mentale. Come affrontare le situazioni quotidiane con maggiore armonia interiore”, promosso dal Dipartimento di Studi umanistici. Al centro dell’incontro, moderato dal direttore del Dipartimento Roberto Mancini e chiuso dai saluti del rettore John McCourt, il dialogo tra meditazione, condivisione e speranza come chiavi per leggere il presente. Non una riflessione intimistica, ma una proposta culturale e civile che ha intrecciato dimensione interiore e responsabilità collettiva, toccando anche i nodi dell’attualità internazionale.
Il cardinale non intende la meditazione in senso tecnico o come un “rifugio” intimistico, ma come un esercizio di consapevolezza di sé e di sguardo critico. Meditare significa “perdere tempo” per uscire dalla compulsività e dalla fretta, permettendo così alla creatività e al pensiero di fiorire. Soprattutto, ha descritto la meditazione come l’incontro con l’altro e con Dio dentro di sé: non è uno specchio narcisistico, ma una “scuola del vedere” che apre gli occhi sulle sofferenze altrui che solitamente restano invisibili.
Nel dialogo con Mancini è emersa con forza la critica a una cultura segnata dall’individualismo e dalla logica del “prima noi”. “Senza l’accoglienza all’altro non ci può essere né relazione né amicizia. Senza incontrare l’altro non troviamo neanche noi stessi”, ha ribadito il cardinale, indicando nella condivisione una pratica concreta di compassione e responsabilità. Non un principio astratto, ma una “mistica della compassione” che si traduce nel fermarsi, nel farsi prossimo, nel costruire legami.
La riflessione si è allargata fino al contesto geopolitico contemporaneo, segnato da conflitti e tensioni. “La logica della violenza, della forza ti buttano dentro una voragine”, ha ammonito Zuppi, richiamando la necessità di recuperare strumenti di dialogo e diritto internazionale. In questo scenario, la speranza non è evasione, ma scelta operativa: la speranza non è un semplice ottimismo facile o un desiderio passivo, ma un modo di essere e di agire. Il cardinale ha usato l’immagine dell’esodo nel Mar Rosso: l’impossibile diventa possibile solo quando si ha la speranza di “mettere il piede dentro l’acqua prima ancora che questa si apra”, agendo concretamente per il bene comune.
Meditazione, condivisione e speranza si configurano così come un percorso unitario: dalla consapevolezza interiore all’azione nel mondo. Un invito, rivolto a credenti e non credenti, a costruire una comunità più umana fondata sull’ascolto e sulla cura reciproca. Un messaggio che, nella partecipazione straordinaria registrata ieri, ha trovato un riscontro evidente nel bisogno diffuso di senso e di orientamento nel tempo presente.

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