Carceri: Dap, “20mila detenuti con dipendenze”. Alla Lumsa un incontro sul trattamento delle persone recluse

“Sono più di 20.000 i detenuti con problemi di tossicodipendenza o di dipendenza generale, secondo l’ultima rilevazione statistica del dicembre 2025, Il 32% del totale, un dato in crescita progressiva”. Lo ha detto Ernesto Napolillo, direttore generale dei detenuti e del trattamento del Dap (Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria), partecipando al convegno “Oltre la pena: sicurezza, salute e valore Sociale. Un nuovo protocollo per il detenuto con Oud (Opioid Use Disorder)” organizzato dal centro di ricerca interdipartimentale sui sistemi sociali e penali dell’Università Lumsa, Das – Diritto alla speranza. A fronte di questi numeri, “il primo dato sconfortante è che su 190 istituti”, ha spiegato, “in Italia ci sono 152 SerD (Servizio per le dipendenze)”. “Il legislatore aveva pensato ai cosiddetti Icatt, gli istituti a custodia attenuata per il trattamento dei tossicodipendenti, per cercare di fare in modo che la pena non venga aggravata da ulteriori pene, come richiamato dalla Corte costituzionale. Gli Icatt in Italia sono 12, garantiscono 417 posti regolamentari, dove sono allocati poco più di 350 detenuti. Qui il problema è più sconfortante, perché per 20.000 detenuti ascrivibili abbiamo un circuito, forse l’unico, che non soffre il sovraffollamento perché siamo sotto la capienza regolamentare. Mi rivolgo anche e soprattutto ai medici, ai SerD, ma anche ai direttori: tra 20.000 persone non siete in grado di mandarne qualcun altro all’Icatt? Fermo restando che 417 posti per 20.000 detenuti è comunque un dato insoddisfacente”, ha sottolineato Napolillo.
“La soluzione governativa in discussione al Senato è innovativa nella misura in cui copre la gran parte di fascia di questi soggetti che sono dentro, ma dovrebbero essere curati fuori. Certo, forse non tutti i ventimila, ma con questo provvedimento si apre a migliaia di detenuti dicendo: se ti curi io ti faccio uscire dal carcere. Poi è chiaro che se la Sanità non mi dà i posti struttura, io non posso dirgli tu esci dal carcere e poi non sai dove andare, perché è un regime di detenzione domiciliare”, ha aggiunto il magistrato dirigente del Dap.
In un  messaggio Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia, ha scritto: “Come governo italiano riteniamo che una delle questioni centrali del sistema penitenziario riguardi la presenza in carcere di detenuti con problemi di tossicodipendenza. Le strutture detentive non sono sempre il contesto più adeguato per affrontare efficacemente questi percorsi di cura e recupero. Per questo è attualmente all’esame della Commissione Giustizia del Senato una proposta di legge governativa che mira da un lato ad ampliare la possibilità per i condannati con accertata condizione di tossicodipendenza o alcol dipendenza di accedere a programmi di trattamento e recupero al di fuori del carcere e dall’altro a contribuire al decongestionamento degli istituti penitenziari favorendo al tempo stesso percorsi più efficaci di reinserimento sociale”.
La giornata di lavoro è iniziata con il benvenuto ai partecipanti di Francesco Bonini, rettore della Lumsa.

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