Paralimpiadi Milano Cortina 2026: Predazzo, ieri sera un incontro sul ruolo delle religioni per la pace

Un momento di dialogo, spiritualità e riflessione condivisa sul valore della pace nel tempo dei Giochi paralimpici. Ieri sera, la Biblioteca comunale di Predazzo ha ospitato l’incontro interreligioso dal titolo “Nella tregua olimpica”, promosso dalle parrocchie di Fiemme e Fassa (diocesi di Trento) in collaborazione con il Tavolo locale delle appartenenze religiose presenti sul territorio trentino e con il patrocinio del Comune di Predazzo. L’iniziativa si inseriva nel tempo simbolico della tregua olimpica proclamata per i Giochi invernali paralimpici di Milano Cortina 2026.
Ad aprire la serata è stato don Cristiano Bettega, referente della diocesi di Trento per il dialogo interreligioso: “La tregua olimpica – ha detto – è una proposta molto bella ma anche molto fragile. In un mondo che cambia rapidamente, abbiamo ritenuto importante trovarci come persone che appartengono allo stesso genere umano, al di là delle lingue, delle culture e delle fedi”.
Don Bettega ha richiamato anche il simbolo scelto per la serata: un braciere acceso all’esterno della biblioteca, segno che richiama la fiamma olimpica e l’idea di fraternità.
Il sindaco di Predazzo Paolo Boninsegna ha ricordato come le Paralimpiadi rappresentino “molto più di una competizione sportiva”. “Lo spirito della tregua olimpica ci ricorda che la pace non è un’idea astratta, ma una responsabilità concreta che riguarda tutti”.
Un messaggio condiviso anche da Pietro De Godenz, presidente di Nordic Ski Val di Fiemme, che ha ribadito come lo “sport debba essere uno dei linguaggi universali capaci di unire i popoli oltre ogni differenza”.
Cuore dell’incontro sono stati gli interventi dei rappresentanti del Tavolo locale delle appartenenze religiose sul tema della pace.
Per la comunità Bahá’í, Marcella Orrù ha ricordato come le tradizioni spirituali dell’umanità siano “fiumi diversi che scorrono verso lo stesso oceano”, sottolineando il valore del dialogo e della diversità come ricchezza per la famiglia umana.
Il monaco buddhista Seiun, del monastero di Cinte Tesino, ha paragonato la resilienza degli atleti paralimpici alla pratica spirituale, invitando a trasformare le difficoltà in saggezza e a scegliere la non violenza come via verso la pace. “La vera vittoria – ha sottolineato il monaco – è interiore. In un mondo diviso da conflitti, la tregua olimpica ci invita a disarmare prima di tutto la mente”.
Dal mondo islamico è intervenuto Aboulkheir Breigheche, medico e figura storica del dialogo interreligioso in Trentino, ricordando che la diversità tra i popoli è una ricchezza e che la conoscenza reciproca è la “chiave per costruire fraternità e collaborazione”.
La prospettiva cristiano-ortodossa è stata portata da padre Ioan Catalin Lupasteanu: “Se non c’è pace dentro di noi, non potremo mai costruire una pace duratura nel mondo”.
A nome della Chiesa cattolica è intervenuto don Claudio Ferrari, vicario generale dell’arcidiocesi di Trento, ricordando che la pace nasce dal riconoscere la dignità di ogni persona e dalla capacità di costruire relazioni di fraternità. “La guerra – ha aggiunto don Ferrari – è assenza di Dio, perché Dio è per essenza pace, dialogo e capacità di incontrarsi”.
A concludere la serata è stata Paola Mora, presidente del COni Trentino, che ha evidenziato il ruolo universale dello sport: “Le regole dello sport sono le stesse in tutto il mondo e gli atleti sono i nostri principali messaggeri di pace”.

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