Intelligenza artificiale: Moraglia (patriarca), “comprendere innovazione digitale in rapporto alla dignità umana, è la sfida”

Se riusciremo a ‘custodire voci e volti umani’ a tutelare, preservare, promuovere e ‘custodire’ l’umano, allora l’IA ci aiuterà a crescere in umanità. Le domande che ci pone l’IA riguardano ciò che ci qualifica come uomini. Non possiamo fermarci ad una ragione strumentale, ma dobbiamo fondare una ragione di tipo oggettivo/critico che mira a comprendere il reale, non constatandone solo la pura fattualità”. Lo ha ricordato il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, nel suo intervento oggi, a Mestre, all’incontro su “L’Intelligenza Artificiale per l’economia e la società” promosso dalla Fondazione Marcianum e dal Patriarcato di Venezia. Per Moraglia non si tratta “di fermare l’innovazione digitale ma di comprenderla in rapporto alla dignità umana; questa è la sfida. Consideriamo che l’essere umano non è fatto di algoritmi biochimici, definiti in anticipo ma dobbiamo ricordare che ogni uomo ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri”. L’intelligenza artificiale, “giungendo anche a simulare voci e volti umani, non solo interferisce negli ecosistemi informativi ma – ha spiegato il patriarca – invade anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane”. Da qui la necessità di “prendere le distanze da un uso scorretto della tecnologia (in genere) e dell’IA (in specie), ricordando che c’è pure un altro rischio: delegare all’IA funzioni che, invece, devono rimanere in carico all’uomo perché sono intrinsecamente sue”. Tre i pilastri su cui dice il patriarca, dobbiamo confrontarci con l’IA: “Responsabilità”, “cooperazione”, “educazione”. La responsabilità, secondo Moraglia, chiama in causa “anche i legislatori, i media, il mondo della cultura, della scuola, del lavoro nelle loro diverse articolazioni, i corpi intermedi e le religioni affinché trasparenza, consenso informato e rispetto della persona esprimano un’etica che sempre riconosca la persona umana e la sua dignità”. Il patriarca ha poi concluso ribadendo “la necessità di trovare un’etica condivisa a riguardo dell’IA e di ciò che le ruota attorno; un’etica che abbia come criterio centrale e originario la dignità della persona umana, un criterio non solo centrale ma originario. Non ci si fermi, dunque, ad una ragione strumentale ma si esprima una ragione in grado di usufruire delle scoperte della tecnoscienza sapendole mettere in questione e, quindi, governare senza essere, da esse, governati e dominati”.

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