Vita consacrata: mons. Cannistrà (Pisa), “testimonianza di un abbraccio ricevuto e offerto”

(Foto Gabriele Ranieri per Ucs Pisa)

“I consacrati e le consacrate si possono riconoscere nella scena della presentazione al tempio”: così l’arcivescovo di Pisa Saverio Cannistrà, che ieri ha presieduto in cattedrale la messa per la festa della presentazione di Gesù al tempio (meglio conosciuta come della “Candelora”) in occasione della quale, da trent’anni, si celebra la Giornata mondiale della vita consacrata.
“La scena della presentazione al tempio – ha spiegato mons. Cannistrà – è una scena di incontro con Gesù, che riempie il cuore fino all’orlo”. E prendere Gesù in braccio “è il riflesso di un altro abbraccio, precedente e originario: quello con cui il Padre ci ha abbracciati, ci ha fatto spazio nella sua vita trinitaria”.
Ecco che, ha osservato l’arcivescovo di Pisa, “la vita consacrata è prima di ogni altra cosa questo: testimonianza di un abbraccio ricevuto e offerto. È per vivere fino in fondo questo abbraccio che abbiamo fatto i voti di castità, povertà e obbedienza, perché non vogliamo che nulla si frapponga fra noi e Dio, nulla possa rendere questa comunione meno salda e completa”.
Se è così “allora è vero anche che ogni religioso e religioso deve poter dire in ogni momento della sua vita, del suo cammino vocazionale: ‘Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace'”.
“Siamo testimoni della grazia e per questo possiamo e dobbiamo donarci in ogni momento con assoluta gratuità: ‘Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date’ (Mt 10,8). Se a questa gratuità si sostituissero i nostri calcoli umani, le logiche del dare e dell’avere, diventeremmo anche noi un’istituzione come tutte le altre, capace sicuramente di fare molte cose buone e utili, ma non più portatrice della luce e della gioia del vangelo”.
Infine, l’auspicio: “Che questa festa sia per tutti i consacrati e le consacrate l’occasione di ripartire da quel primo incontro, in cui il Signore è venuto a visitarci e ci ha chiesto di prenderlo tra le braccia”.

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