Venezuela: padre Herrera (vicario diritti umani Barquisimeto) al Sir su amnistia, “Non sia colpo di spugna, non cancelli crimini contro l’umanità e preveda giustizia riparativa per le vittime”

“Non si tratta di cancellare tutto con un colpo di spugna, ma di camminare nella direzione di compiere passi concreti verso la transizione democratica che tutti desideriamo”. Lo afferma, al Sir, padre Raúl Herrera, gesuita, vicario per i Diritti umani dell’arcidiocesi di Barquisimeto, nel nordovest del Venezuela, rispetto alla legge di amnistia, annunciata nel fine settimana dalla presidente, Delcy Rodríguez, e che domani approda in Assemblea nazionale per essere votata, a un mese dalla cattura di Maduro: “Le recenti scarcerazioni – prosegue – stanno avvenendo con il contagocce, poco alla volta. In realtà, se è vero che siamo in un processo di transizione democratica, un gesto chiaro e trasparente dovrebbe essere la liberazione di tutti i prigionieri politici. È un grido di giustizia, ancor di più di fronte all’annuncio della legge di amnistia che sarà messa in discussione domani, martedì, all’Assemblea nazionale. Esistono esperienze di amnistie fallite, ed esperienze positive. Bisogna esaminare con attenzione la questione, perché ci sono aspetti che non devono rientrare in una legge di amnistia, come, ad esempio, l’esonerare i responsabili di crimini contro l’umanità”.

Il sacerdote è stato tra i promotori, nel fine settimana, di una partecipata veglia di preghiera, per chiedere la liberazione di tutti i detenuti politici, segno di un rinnovato e visibile impegno della Chiesa venezuelana, anche nel territorio, in questo delicato momento. “La veglia – prosegue padre Herrera – è un’attività che si è sviluppata proprio all’interno di questo orizzonte, che è quello di rafforzare la speranza, far sentire che non sono soli e mostrare che la Chiesa punta affinché, al più presto, tutti i detenuti politici siano liberati. La Chiesa gioca un ruolo molto importante, di accompagnamento ai familiari dei detenuti politici, persone che non dovrebbero essere in carcere. Nell’attuale situazione del Paese, è importante raccogliere il dolore e la sofferenza vissuti per tanti anni dai familiari dei detenuti politici. Stiamo parlando di prigionieri politici noti, che figurano in un registro, ma bisogna anche dire che a causa della grande paura molte persone non hanno osato dichiarare che ci sono altri detenuti per motivi politici, temendo le misure che potrebbero essere prese contro di loro. Di conseguenza, stanno emergendo più prigionieri politici di quelli registrati”.

Prosegue il religioso, a proposito della legge di amnistia: “Essa deve contenere elementi di giustizia riparativa e di giustizia transizionale, la garanzia di non ripetizione, l’investigazione dei fatti e la riabilitazione delle vittime. Credo che in ogni momento una legge di amnistia debba anche tener presente che deve favorire non la vendetta, ma un clima in cui si faccia giustizia attraverso istituzioni rapide. È importante che le Commissioni per la verità siano parte del contenuto stesso dell’amnistia. Le vittime e i familiari dei prigionieri politici non chiedono altro che giustizia. Una giustizia in cui si studino i casi, si prendano provvedimenti affinché i fatti non si ripetano e ci venga offerta la possibilità di transitare verso la riconciliazione. Questa passa per la giustizia e la pace, non come meccanismo di evasione o impunità, ma come ricerca per generare spazi in cui la popolazione vittima di violazioni dei diritti umani possa raggiungere il desiderio di libertà e il rispetto della dignità umana”.

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