“Lo sradicamento è una delle ferite più profonde che una comunità possa vivere”. Lo spiega in questa intervista al Sir Maria Beatrice Toro, psicoterapeuta e direttrice della Scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo interpersonale (Scint). La frana che il 25 gennaio ha sconvolto Niscemi non ha solo cancellato strade e case: ha incrinato la vita emotiva di oltre 1.500 persone costrette a lasciare, spesso in poche ore, ciò che per loro rappresentava sicurezza, identità e memoria. Per molti abitanti si è trattato di un ritorno doloroso al 1997, quando un’altra frana distrusse parte della città e costrinse centinaia di famiglie all’evacuazione. Alcuni di loro, dopo aver perso la casa trent’anni fa, oggi rivivono lo stesso incubo. Secondo Toro, un evento come una frana costituisce un duplice trauma; il primo legato alla minaccia alla vita che attiva reazioni di paura profonda e bisogno immediato di sopravvivenza. Il secondo è il trauma dell’evacuazione, spesso più duraturo: “La casa non è solo un edificio: è identità personale, memoria, relazioni. Perdere la propria abitazione significa vedere una parte di sé che va in frantumi”.
L’impatto varia a seconda dell’età. I bambini, ancora privi degli strumenti per comprendere la complessità degli eventi, vivono la perdita della casa come la perdita della loro sicurezza primaria e dei loro oggetti-simbolo. Gli anziani, “forse i più colpiti, sperimentano disorientamento, ansia e un profondo senso di sradicamento: la casa e il quartiere sono la loro memoria vivente, e ricostruire familiarità altrove è estremamente” difficile. Gli adulti, soprattutto le donne, “portano sulle spalle un doppio peso: il proprio trauma e la responsabilità di proteggere figli e genitori”, con il rischio di un “profondo logoramento emotivo”. Gli adolescenti, pur feriti, possono contare su una maggiore capacità di adattamento grazie alla loro “naturale spinta all’esplorazione”.
Per affrontare questo terremoto emotivo, servono “interventi psicologici mirati” – come tecniche di visualizzazione e terapie Emdr – ma anche “un forte sostegno comunitario”. Garantire alloggi adeguati, mantenere unite le famiglie e preservare i legami sociali è, secondo la psicoterapeuta, essenziale. Perché, conclude, “’fare comunità’ è un fattore protettivo decisivo per superare insieme la crisi”.