Una battaglia contro la povertà che deve continuare, attraverso banche del cibo e progetti sociali, e anche combattendo le cause di questa piaga che colpisce 14 milioni di cittadini britannici, uno ogni cinque residenti del Regno Unito, spesso minoranze etniche, persone di colore e portatori di handicap. Il Sinodo generale, l’organo che guida la Chiesa di Inghilterra, riunito fino ad oggi a “Church House”, nel centro di Londra, ha riaffermato il proprio impegno a favore dei più poveri. L’occasione sono le celebrazioni per i quarant’anni del rapporto “Faith in the City”, “Fede nella città”, commissionato, nel 1985, dall’allora arcivescovo Robert Runcie, che denunciò le condizioni di grave disuguaglianza di molte città britanniche, risultato delle dure politiche di taglio dei sussidi dell’era thatcheriana. La Chiesa di Stato inglese è da allora in prima linea nella lotta per ridurre la disparità tra ricchi e poveri con oltre 31.000 progetti sociali, tra i quali quasi 8.000 banche del cibo e oltre 3.000 caffè di comunità, dove chi non ha da mangiare può sfamarsi e anche uscire dall’isolamento. Il Sinodo anglicano ha riaffermato questo impegno per sconfiggere la povertà votando a favore di una mozione nella quale si ricordava “la lotta estenuante di milioni di persone per trovare qualcosa da mangiare”. “La Chiesa di Inghilterra vuole continuare ad ascoltare e aiutare chi fa fatica a sopravvivere, nella sua missione di testimoniare l’amore di Dio servendo la comunità”.