“Chiarificazione e risanamento” è il titolo del rapporto pubblicato giovedì 12 febbraio da una commissione speciale istituita nella diocesi di Sosnowiec (nel sud della Polonia). Il documento rende conto di 50 casi di abusi su minori entro i 18 anni, perpetrati dal 1992 (l’anno dell’istituzione della diocesi) al 31 gennaio 2026. La commissione, come ha sottolineato il cancelliere diocesano don Tomasz Smalcerz, ha operato come organo esterno ed indipendente in piena collaborazione con la curia diocesana aggiungendo che il suo scopo è raggiungere le vittime offrendo loro un sostegno nonché individuare le radici del problema per “rinnovare fiducia nei confronti della comunità ecclesiale e in particolare nei confronti del clero diocesano”. Come la persona che solo nel 2019 ha denunciato l’abuso avvenuto nel 1971, anche in altri 9 casi le denunce sono state segnalate dopo molti anni. Gli autori del rapporto rilevano che la maggior parte delle vittime erano bambine (il 66 per cento), mentre il 96 per cento di casi riguardava minori al di sotto dei 15 anni. In un anno di lavoro, la commissione ha identificato in tutto 29 persone denunciate o sospettate di abusi. Fra loro, dal 1992 ad oggi, ci sono 23 sacerdoti (dei 590 incardinati in totale nella diocesi). Nei confronti di 4 fra loro, così come nei confronti di un laico, le accuse non sono state confermate da parte delle autorità investigative. La commissione, scoprendo gli abusi, ha presentato alle autorità una formale denuncia contro 8 presunti colpevoli (ecclesiastici e non) mentre nei confronti di 5 sacerdoti è iniziata l’indagine previa. 7 persone colpevoli di abusi sono già state punite. Altri 4 casi riguardano presunti colpevoli ormai deceduti, nei confronti di 3 persone sono in corso procedimenti presso i tribunali ordinari, mentre ulteriori 10 casi sono ancora in valutazione.
Mons. Wazny, rivolgendosi alle vittime ha affermato che il loro dolore “è la via crucis della Chiesa” la quale “con umiltà del Cireneo” desidera accompagnare le persone “nella speranza di giungere alla risurrezione”. Il presule ha anche ribadito che non si fermerà “finché la verità non compia”. “Il rapporto per me è una dolorosa confessione di fede poiché solo la verità confessata nella carità può liberarci”, ha affermato mons. Wazny durante la presentazione del documento che “lo riempie di vergogna e dolore” ma – come ha detto – “è necessario affinché possiamo purificarci e continuare a svolgere la nostra missione”. Il presule ha sottolineato che le vittime di abusi, da lui definite “i veri protagonisti del lavoro della commissione” devono essere “al centro dell’attenzione” e ha ammesso che “per molti anni numerose istituzioni ecclesiastiche invece di preservare i minori hanno tutelato l’istituzione stessa e il suo malcompreso interesse”. Per mons. Wazny il documento viene pubblicato anche “in difesa della Chiesa stessa” poiché “se non viviamo nella verità, nascondendola, attacchiamo la fede” che “se teme la verità contraddice lo stesso Vangelo”. Il presule ha espresso l’auspicio di giungere ad una Chiesa trasparente come “una casa di vetro” e ha sottolineato che essa “deve ritrovare la credibilità e l’affidabilità non tanto con la perfezione bensì una radicale onestà”.