Migranti: Save the Children, “grave passo indietro sui minori soli. A rischio tutele e protezione”

Le norme che, in base alle prime informazioni circolate, sono contenute nel Disegno di legge sull’immigrazione, varato ieri sera dal Consiglio dei Ministri – introducono “misure peggiorative delle condizioni dei minori stranieri non accompagnati, modificando aspetti fondamentali e minando le fondamenta della Legge 47/2017 (Legge Zampa)”. Lo afferma Save the children, esprimendo “forte preoccupazione” ed esortando il Parlamento “ad opporsi a un approccio che antepone la deterrenza alla protezione delle persone vulnerabili e a considerare attentamente, nell’iter di discussione del disegno di legge, le conseguenze in termini di tutela e inclusione che le norme proposte avrebbero, se approvate, su migliaia di bambini, bambine, adolescenti e giovanissimi/e”.
“Quelle proposte nel disegno di legge sono disposizioni che rappresenterebbero un pericoloso arretramento rispetto a una legislazione – quella sui minori non accompagnati – riconosciuta in tutta Europa come modello di riferimento, al punto di ispirare alcuni aspetti delle politiche europee più recenti. Lo stesso Patto sull’asilo e la migrazione richiama il superiore interesse del minore come principio prioritario, in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che lo pone come guida di ogni scelta politica e amministrativa senza distinguere in alcun modo tra bambini e bambine sulla base di nazionalità, provenienza o status legale”, dichiara Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni istituzionali di Save the children.
Secondo gli ultimi dati disponibili, al 31 dicembre 2025 erano presenti nel nostro Paese poco più di 17mila minori stranieri non accompagnati, in quasi 9 casi su 10 (88,6%) maschi. Poco più della metà dei minori stranieri non accompagnati (56,1%) ha 17 anni, e poco più di uno su cinque (22,1%) 16 anni. Complessivamente nel 2025 sono arrivati via mare 12.177 minori stranieri non accompagnati, il 18% del totale degli arrivi via mare nel 2025 (66.2962), il 39% in più rispetto al 2024 (8.752)[3], mentre sono 265 quelli arrivati via mare al 9 febbraio 2026.
Tra gli elementi più critici del disegno di legge spiccano le ipotesi di interdizione all’accesso alle acque territoriali per le navi impegnate nei soccorsi. “Sanzionare e limitare l’azione delle imbarcazioni – siano esse organizzazioni non governative o mercantili, che salvano vite nel Mediterraneo, nel rispetto del diritto marittimo internazionale, è pericoloso e mette a rischio migliaia di vite – denuncia Save the children -. Misure di questo tipo, se confermate dal Parlamento, rappresenterebbero un grave passo indietro nella tutela di bambini, bambine e adolescenti migranti, in particolare se soli e privi di figure adulte di riferimento o superstiti di naufragi”.
Le nuove norme andrebbero anche ad incidere sul cosiddetto “prosieguo amministrativo”, uno strumento essenziale di tutela e accompagnamento verso l’autonomia previsto dalla Legge 47/2017 per consentire ai ragazzi e alle ragazze arrivati in Italia da minorenni di completare percorsi scolastici o formativi già avviati, consolidare l’inserimento lavorativo e costruire relazioni significative, garantendo continuità di sostegno e protezione fino ai 21 anni. Con il ddl “questi giovani che vedrebbero bruscamente interrotti i loro percorsi” e “senza queste misure di sostegno rischierebbero di finire nelle maglie dell’illegalità”, evidenzia l’organizzazione.
Save the children ritiene inoltre che la proposta di trasferire la competenza principale per il rimpatrio assistito dei minori non accompagnati dal Tribunale per i minorenni al Prefetto, “non tuteli adeguatamente i minori”: “Mantenere la competenza sull’adozione del provvedimento in capo al Tribunale per i minorenni, un’autorità giudiziaria, indipendente e specializzata nella tutela dei diritti dell’infanzia sulla base del dettato costituzionale, è essenziale per garantire che le decisioni vengano prese nell’interesse superiore del minore”. L’organizzazione considera inoltre la votazione al Parlamento europeo del 10 febbraio 2026 sull’adozione di una lista di Paesi definiti sicuri “un grave arretramento per i diritti dei minori nell’Unione europea” esponendoli “a rischi maggiori di danni, traumi e trasferimenti errati”.

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