Tenerezza, compassione, consolazione. Queste le parole che il vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, ha ripetuto in occasione della XXXIV Giornata Mondiale del malato, nel corso della celebrazione eucaristica in Cattedrale, ieri sera, con i volontari della sottosezione lametina dell’Unitalsi. “Parole che – ha detto il vescovo nell’omelia – ci ricordano lo stile di Dio, il modo in cui Dio si rapporta con noi uomini e il modo in cui noi siamo chiamati a rapportarci all’altro, in particolare a chi si trova in una situazione di fragilità. Perché c’è una condizione ancora più pesante della stessa fragilità, della sofferenza, della malattia: la solitudine, il sentirsi abbandonati. La consolazione sta nel far sentire all’altro che non è mai solo. Noi siamo chiamati, come comunità, a tessere relazioni di tenerezza, di compassione, di vicinanza, di consolazione”. Mons. Parisi, richiamando l’immagine del buon samaritano, al centro del messaggio di Papa Leone XIV per la giornata di quest’anno, lo ha indicato come “il modello dell’attenzione particolare che dobbiamo avere verso gli ammalati. Il buon samaritano ha ascoltato il grido dell’uomo incappato nei briganti, si è fatto prossimo, ha provveduto alle spese della locanda, ha fasciato le ferite. In una sola espressione: si è preso cura di quell’uomo. Compatire significa fare in modo che la sofferenza dell’altra sia anche un po’ la mia”. E rivolgendosi ai volontari li ha ringraziati per il lavoro che “fate ogni giorno: voglio ricordarvi che il miracolo che noi possiamo realizzare ogni giorno ruota intorno a queste tre parole: tenerezza, compassione, consolazione. Il Signore ha cambiato così la storia. La sua vita è stata una vita completamente donata e così possiamo fare anche noi. È questo l’augurio per noi ‘privilegiati’ che serviamo la carne di Cristo negli ammalati e per gli ammalati affinché attraverso di noi possano trovare consolazione, tenerezza e gioia”. Nel corso della celebrazione, il vescovo ha amministrato l’unzione degli infermi.