Cooperazione internazionale: Bongiovanni (Magis/Gesuiti), “poveri sempre più vittime di sfruttamento, ingiustizia e discriminazione”

In un mondo attraversato da conflitti e tensioni crescenti, dove si moltiplicano le spinte al riarmo e si riducono drasticamente i fondi per la cooperazione internazionale, a pagare il prezzo più alto sono i poveri e gli emarginati. È l’allarme lanciato da  Ambrogio Bongiovanni, presidente della Fondazione Magis Ets, opera missionaria e di cooperazione internazionale della Provincia Euro-mediterranea della Compagnia di Gesù. “Scoraggia vedere come negli ultimi anni si stiano calpestando i valori etici che hanno ispirato le dichiarazioni e gli impegni delle istituzioni internazionali nate dopo la Seconda guerra mondiale – afferma Bongiovanni –. Oggi si rischia di smantellare quegli stessi organismi che vigilano sugli Stati e svolgono un ruolo di mediazione e giudizio, veri presìdi di libertà e democrazia”. Per il presidente del Magis si è di fronte a “una crisi sistemica globale che affonda le radici in una profonda crisi etica delle società contemporanee”. La cooperazione internazionale allo sviluppo dei popoli, sottolinea, “è in grave difficoltà sia per la riduzione delle risorse sia per il mancato raggiungimento dell’obiettivo dello 0,7% del Pil destinato agli aiuti, mentre aumentano progressivamente le spese militari e i programmi di riarmo, con ricadute sul welfare anche nei Paesi più ricchi, come l’Italia”. Secondo Bongiovanni, proprio questi Paesi “vedranno crescere al loro interno nuove forme di povertà ed emarginazione”. Alle tragedie dei conflitti in corso “si aggiungeranno tensioni sociali legate all’esclusione e alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, con un conseguente potere di controllo anche sull’informazione”. I poveri, ribadisce, “non sono persone sfortunate, ma vittime di sistemi di sfruttamento, ingiustizia e discriminazione”.
Le organizzazioni come la Fondazione Magis, osserva, “sono chiamate a rispondere a continue emergenze e a fare appello alla generosità di benefattori e donatori. Ma, pur nella consapevolezza della sproporzione delle forze in campo, sentiamo il dovere di denunciare gli squilibri che generano ingiustizia e di proporre modelli alternativi di comunità e società, con la speranza che caratterizza l’impegno per i poveri, la giustizia e la pace”. Quanto alla possibilità di invertire la rotta, Bongiovanni riconosce che “l’opinione pubblica è consapevole delle crisi globali, ambientali e migratorie, come dimostrano anche le mobilitazioni dei giovani”. Tuttavia, “il dissenso spesso non viene ascoltato e talvolta viene represso. Incidono il tipo di informazione e la narrazione dominante, ma anche la mancanza di una leadership capace di interpretare i bisogni delle persone, specialmente dei più poveri. Non di rado, anche chi ha buone intenzioni finisce per cedere alla logica del potere economico-finanziario e della realpolitik”. L’“opzione preferenziale per i poveri”, promossa dalla Chiesa, “non trova sempre un riscontro coerente nelle scelte politiche, neppure da parte di chi si richiama a un’ispirazione cristiana”. Per questo, sottolinea, “il ruolo delle comunità e organizzazioni cristiane è fondamentale, ma occorre essere più incisivi nella denuncia delle strutture di ingiustizia che generano povertà e morte. Serve una vera conversione personale e strutturale”.

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