Leone XIV: “fermarsi, sostare per non rischiare di correre alla cieca”

(Foto Vatican Media/SIR)

Un “momento di grazia in cui si esprime il nostro essere uniti al servizio della Chiesa”. Così il Papa ha definito il suo primo Concistoro straordinario, nell’omelia della messa presieduta nella basilica di San Pietro all’inizio della seconda e ultima giornata dell’incontro con 170 porporati, giunti a Roma da tutto il mondo. Alla radice della parola Concistoro, ha ricordato Leone XIV, c’è il verbo “fermarsi”: “E in effetti tutti noi ci siamo fermati per essere qui: abbiamo sospeso per un certo tempo le nostre attività e rinunciato a impegni anche importanti, per ritrovarci insieme a discernere ciò che il Signore ci chiede per il bene del suo popolo”. Secondo il Pontefice, “questo è già in sé un gesto molto significativo, profetico, particolarmente nel contesto della società frenetica in cui viviamo”: “Ricorda infatti l’importanza, in ogni percorso di vita, di sostare, per pregare, ascoltare, riflettere e così tornare a focalizzare sempre meglio lo sguardo sulla meta, indirizzando ad essa ogni sforzo e risorsa, per non rischiare di correre alla cieca o di battere l’aria invano, come ammonisce l’apostolo Paolo”.

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