Funerali Emanuele Galeppini: mons. Tasca (Genova), “la morte dei giovani ci lascia storditi, frastornati, increduli”. “La giustizia faccia il suo corso, la verità emerga”

“La morte di Emanuele, di un giovane, e degli altri giovani, ci lascia storditi, frastornati, increduli. Il primo pensiero è per Emanuele: penso all’interruzione dei sogni della sua vita, di ciò che amava di più, dei suoi progetti. Penso ai suoi genitori, Edoardo e Beatrice; penso al fratello Eugenio, ai parenti, agli amici. E poi per tutti noi che siamo partecipi di questo stordimento, di questo essere frastornati e increduli. Perché questa morte colpisce tutti e ci spinge a riflettere e a ricercare un senso nella perdita”. Si è aperta con queste parole l’omelia pronunciata dall’arcivescovo di Genova, mons. Marco Tasca, durante i funerali di Emanuele Galeppini, uno dei sei giovani italiani morti nell’incendio della notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, mentre festeggiava con gli amici l’inizio del nuovo anno.
Commentando la pagina evangelica della risurrezione di Lazzaro, il presule ha sottolineato che Gesù “assicura che la vita non è tolta, ma trasformata e che un giorno ci ritroveremo tutti nella casa del Padre”. “La fede – ha proseguito – non è un argomento consolatorio in mezzo alle tragedie della vita, ma è una certezza che Dio è con noi anche nei momenti in cui ci sentiamo soli”. “Ce lo rassicura anche il nome Emanuele, che significa ‘Dio è con noi’”. “Emanuele – ha aggiunto mons. Tasca – è con noi e Dio è con noi”. “Di fronte alla morte di una persona cara che Gesù amava”, ha spiegato l’arcivescovo, “la prima cosa che mi colpisce è il silenzio di Gesù: dice pochissime parole. Il silenzio”. “Di fronte alla morte, talvolta – ha commentato – il silenzio può essere forse più eloquente delle parole. Di fronte alla morte spesso ci mancano le parole perché ci troviamo di fronte a un mistero e le parole non ci aiutano molto a comprendere il mistero, forse”. “Poi – ha continuato – Gesù fa una seconda cosa: si commosse profondamente e scoppiò in pianto. È davvero questa coesistenza in Gesù, figlio di Dio, l’onnipotente, esistito da sempre, immutabile nella sua divinità; tutto questo coesiste con l’umanità, con la fragilità, con la debolezza. Gesù è Dio e uomo e, con fiducia, possiamo affidarci a lui”. “E con fiducia – ha ammonito mons. Tasca – chiediamo che la giustizia faccia il suo corso, che la verità emerga e venga fatta luce su eventi così tanto, tanto dolorosi”. “Abbiamo appena chiuso, per noi credenti, il Giubileo della speranza”, ha osservato l’arcivescovo, evidenziando che “la speranza, per noi cristiani, non è soltanto ottimismo, ma è la certezza che il Signore ci accompagna in questa nostra vita; ci accompagna certo a modo suo, certe volte in maniera incomprensibile o faticosa da comprendere”. “Chiediamo al Signore la grande grazia oggi per avere questi occhi, perché tutti noi vediamo come il Signore ci stia accompagnando anche in questo momento”, ha concluso mons. Tasca prima di leggere una preghiera nella quale sant’Agostino afferma che “La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa