Venezuela: rete latinoamericana Clamor, “militarizzazione aumenta rischio di nuovi sfollamenti forzati”

La rete ecclesiale latinoamericana per migranti, vittime di tratta, rifugiati e sfollati “Clamor” ha diffuso una nota sulla situazione in Venezuela. L’organizzazione riconosce che in Venezuela sono state documentate, per molti anni, “gravi violazioni dei diritti umani, restrizioni alla partecipazione politica, persecuzioni, censure e arresti arbitrari” contro i cittadini, in particolare contro coloro che la pensano diversamente. Il comunicato denuncia, infatti, l’esistenza di centinaia di prigionieri politici e una “grave crisi umanitaria”, fattori che hanno gravemente compromesso il bene comune e la dignità delle persone nella nazione.
Al tempo stesso, la rete Clamor sostiene che la soluzione non deve essere la forza esterna, poiché la transizione deve “provenire dal popolo stesso” attraverso elezioni libere, trasparenti e verificabili da organismi internazionali. La rete Clamor sottolinea che le politiche interventiste degli Stati Uniti hanno storicamente “dato priorità agli interessi economici rispetto alla dignità”, avvertendo che la militarizzazione non farà che “aumentare il rischio di nuovi sfollamenti forzati”.
Conclude la nota: “Saremo vigili nel continuare la nostra missione di accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone in mobilità forzata”. La Chiesa, infatti, ribadisce la sua missione di accogliere e proteggere i migranti, ricordando che le decisioni politiche devono essere prese “sempre per il bene del popolo” e non per gli interessi delle imprese straniere.

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