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Scozia: Conferenza episcopale critica la legge sulle “zone cuscinetto” attorno alle cliniche abortive. “Norma antidemocratica”

“Una legge che dovrebbe proteggere la libera scelta delle persone rischia di fare l’opposto perché le donne che vivono una gravidanza non prevista si vedono negata l’opportunità di parlare con libertà con persone e organizzazioni che potrebbero aiutarle”. Con queste parole, contenute in una dichiarazione, la Conferenza episcopale cattolica scozzese ha criticato la legislazione che introduce “buffer zones”, zone cuscinetto, ampie 200 metri, attorno alle cliniche che offrono l’aborto, dove viene proibito agli attivisti del movimento per la vita di avvicinare le donne che intendono abortire. La legge, “Safe Access Zones Act 2024”, è entrata in vigore lo scorso ottobre e la prima persona ad essere incriminata per aver violato la nuova normativa è stata Rose Docherty, 76 anni. La donna, che fa parte del movimento per la vita, è stata arrestata fuori dall’ospedale “Queen Elizabeth University Hospital” di Glasgow perchè mostrava un cartello che diceva “La coercizione è un crimine. Sono qui per parlare soltanto se lo volete”. “Volevo soltanto incoraggiare chiunque volesse farlo a parlarmi”, ha dichiarato, poi, Rose Docherty alla stampa britannica. “E l’ho fatto in modo pacifico senza avvicinare nessuno”. “La Chiesa cattolica non tollera l’intimidazione e le molestie ma la Scozia ha già leggi robuste contro questi crimini. È importante chiedersi perché nuovi crimini sono stati introdotti, con la recente normativa, senza che ve ne fosse bisogno”, scrivono ancora i vescovi cattolici scozzesi. “Ci opponiamo a questa legge che è sproporzionata e antidemocratica”.

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