Messa di Mezzanotte a Betlemme: Pizzaballa (patriarca), “viviamo un’ora di grazia. Con Gesù una nuova storia di speranza”

“Quella che stiamo vivendo qui, adesso, è un’ora di grazia! Non è una pia illusione, né fuga romantica in una religione rassicurante o in una consolazione a buon mercato. ‘Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un Figlio’: questa è la certezza dei cristiani. La notte, qualunque notte, non è l’ultima parola sulla storia nostra e dell’umanità. Se Colui che è Luce da Luce è nato di notte, allora anche la notte appartiene al giorno, anzi, la notte diviene natalizia, cioè diviene luogo di una nuova e possibile nascita”. Così, in una Betlemme priva di pellegrini e blindata per la pandemia, il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, ha ribadito la centralità del Natale nella vita di ogni cristiano. Nella sua prima messa natalizia da Patriarca, assenti le massime autorità palestinesi e diplomatiche per le restrizioni anti-Covid, Pizzaballa non ha voluto “accordare la (sua) voce a quella di quanti sanno ben descrivere la notte. Io devo, voglio, dare voce alla profezia, farmi eco del Vangelo, comunicarvi la grazia di quest’ora”. Il patriarca non ha nascosto la difficoltà del momento presente: “Ci sentiamo tutti ottenebrati, stanchi, sfiniti, oppressi da troppo tempo sotto il giogo pesante di questa pandemia che sta bloccando le nostre vite, sta paralizzando i rapporti, sta mettendo a dura prova la politica, l’economia, la cultura, la società. Antiche debolezze strutturali si sono amplificate e non sembrano profilarsi all’orizzonte soluzioni chiare e condivise. Anche chi ci governa brancola nel buio. Le comunità cristiane, da parte loro, faticano a conservare ritmi consolidati nel tempo e non riescono a immaginare il nuovo che verrà”. Tuttavia, ha ribadito con forza, che “noi cristiani sappiamo che al fondo delle nostre crisi, dentro le nostre oscurità, in mezzo alle nostre debolezze è nato un bambino che è un Dio potente e con lui è cominciata una nuova storia di fiducia e di speranza, di rinascita e di risurrezione. La vita divina che Cristo ci porta in dono può e vuole trasformare la morte in vita, il dolore in speranza, la paura in fiducia. Credere in Lui non è negare irragionevolmente la realtà, ma avere uno sguardo nuovo e profondo che ci fa scorgere nel dolore della creazione le doglie di una nuova nascita. Credere è continuare a camminare con la fiducia di chi tende e attende una meta”.

La pandemia, ha aggiunto, “ci chiede di immaginare un mondo diverso, fatto di nuovi rapporti solidali e fraterni, dove il possesso sia sostituito dal dono e la ricchezza di pochi divenga bene per tutti. Ci siamo accorti, in questa tragedia, che siamo tutti connessi, e che siamo responsabili gli uni degli altri: La Chiesa, Corpo di Cristo, lo ha sempre saputo: il Salvatore che oggi è nato faccia rinascere anche noi alla consapevolezza che siamo tutti figli e perciò tutti fratelli, come ci ricorda il santo Padre e che per questo l’amore è l’unica vera via di salvezza”. Dal patriarca latino di Gerusalemme è giunto anche il ricordo dei drammi della Terra Santa: “qui viviamo in una terra che ha come vocazione propria la pluralità e l’apertura al mondo, ma assistiamo continuamente ad atteggiamenti opposti. Anziché essere inclusivi siamo sempre più esclusivi: anziché riconoscerci l’un l’altro, ci neghiamo l’un l’altro”. Il pensiero di Pizzaballa è rivolto “ai nostri fedeli che vivono in Palestina: come per Maria e Giuseppe, anche per loro sembra non esserci posto nel mondo, continuamente invitati, prima di poter vivere con dignità a casa loro, ad attendere un futuro sconosciuto e continuamente rimandato”. Rimane la certezza che “con il Natale di Cristo Dio stesso è entrato nel mondo orientandone il cammino verso un futuro di gioia e di pace. Nel mezzo delle nostre paure, noi vogliamo afferrare la mano che Cristo ci offre per un rinnovato cammino di fiducia, di speranza e di amore”.

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