Brasile, Lula vince in rimonta. Decisiva la mobilitazione popolare. Bolsonaro contesta il voto

Il presidente uscente conquista il quarto mandato con il 51,79% dei consensi, ribaltando le previsioni dopo il primo turno. Gli analisti Giancarlo Summa e Francisco Borba spiegano al Sir il ruolo delle piazze, dei giovani e dei social network. Sul futuro del Paese pesano la contestazione del risultato elettorale e una maggioranza parlamentare ostile al presidente.

Foto Calvarese/SIR

Tre settimane fa, nessuno se lo aspettava. Dopo il primo turno delle presidenziali in Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva sembrava un pugile suonato, sull’orlo del Ko. La sinistra del partito dei lavoratori (Pt), completamente in disarmo. Specularmente, la vittoria al ballottaggio per Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, candidato dell’ultradestra, sembrava scontata. Invece, il ballottaggio di ieri è stato un trionfo per Lula, con un margine non plebiscitario ma comunque netto, rispetto anche a quelli che erano per lui i sondaggi più ottimistici, che avevano, in ogni caso, “colto” una certa rimonta. Alla fine, il presidente uscente ha ottenuto il 51,79% dei voti validi e oltre 64 milioni di voti, oltre 10 milioni in più rispetto al primo turno, contro il 48,21% dello sfidante, distanziato di circa 4 milioni e mezzo di voti. Merito, anche di una partecipazione molto alta, superiore all’80 per cento. Per Lula si apre così il quarto mandato presidenziale (dopo i primi due è stato coinvolto in una lunga e controversa vicenda giudiziaria), in un Paese segnato da una forte polarizzazione politica. Le incognite maggiori riguardano però il dopo-voto. Flávio Bolsonaro ha contestato la proroga di due ore delle operazioni di voto, disposta in alcune sezioni, chiedendo l’annullamento dei risultati. Una proroga dovuta alle lunghe code, ma anche, a quanto si apprende, da ostacoli frapposti nei confronti degli elettori, da gruppi bolsonaristi e da qualche attore istituzionale vicino alla destra. Le autorità elettorali hanno confermato la vittoria di Lula.

Un’inedita partecipazione popolare. Cosa è accaduto, dunque, in queste tre settimane? “Io sono stato in Brasile per la prima volta nel 1989 – dichiara al Sir Giancarlo Summa, analista politico e giornalista, oggi all’Alta Scuola di Studi sociali di Parigi, già direttore della comunicazione delle Nazioni Unite in Brasile e cofondatore dell’Istituto Latinoamericano per il Multilateralismo (Ilam) di Rio de Janeiro -. Ma una mobilitazione come quella di questi giorni, con le piazze piene di gente, non l’avevo mai vista. Il modo in cui la vittoria di Lula si è materializzata è stato davvero sorprendente, per tutti. Ma il merito, in gran parte, è stato di questa grande mobilitazione popolare, da parte di molti giovani, di gruppi, di esponenti della società civile, che si sono molto attivati anche sui social network. Mi pare di poter dire che i meriti del Pt, il partito di Lula, sono secondari. Non è stata una vittoria di gruppi di potere, ma di un’ampia fetta di popolo che ha voluto difendere la democrazia”. Secondo l’analista, il significato di primo e secondo turno è stato diverso. In un primo momento, il giudizio degli elettori è stato sul Governo di Lula, e il verdetto non è stato favorevole. Ieri, la domanda che l’elettorato, anche moderato e indipendente, si è posto, è stata: voglio essere sottomesso al ‘clan’ dei Bolsonaro, o voglio continuare a vivere in una democrazia aperta, in un Paese plurale? In questo senso, il voto è stato più un rigetto di Bolsonaro e di una proposta di destra violenta, più che un assegno in bianco a Lula. Forse, potrebbe essere un voto di svolta”.

Il ruolo dei social network. Francisco Borba, sociologo e docente alla Pontificia università cattolica di San Paolo, si sofferma, con il Sir, sull’importanza della comunicazione attraverso i social network: “La vittoria di Lula è stata una sorpresa – afferma -, ma non si può dire che fosse totalmente imprevedibile. A mio avviso, ha pesato molto il fatto che i sostenitori di Lula hanno capito come usare i social network”. Si è parlato tanto, per esempio, del canale Whatsapp “Esercito do Lula”, che in pochi giorni ha raggiunto oltre 10 milioni di follower. “Personalmente – prosegue Borba – pensavo fosse troppo tardi, ma la rete si muove velocemente. E per sfondare attraverso queste piattaforme, è cambiato il messaggio. Prima, il presidente non faceva altro che sbandierare i successi del suo Governo. In queste settimane, invece, è riuscito a evocare la paura verso Bolsonaro. In questo momento storico, la paura, elettoralmente, paga sempre”. Borba mette in evidenza, nel contempo, alcuni gravi errori commessi da Bolsonaro: “Ha affermato che avrebbe giurato avendo a fianco suo papà, che però si trova in galera, condannato a 27 anni di carcere. Nell’ultimo faccia a faccia ha chiamato Lula ‘nove dita’, sbeffeggiandolo per il dito perso mentre lavorava, a 17 anni. Ha insultato gli elettori di Lula, definendoli poco intelligenti, dei buoni a nulla, persone senza successo. Così, l’elettore medio ha pensato che questo personaggio non avesse rispetto per le istituzioni, per i lavoratori, per gli elettori stessi”.

Le incognite per il nuovo Governo. Lula, in queste ore, sta festeggiando, e ne ha tutti i motivi. Ma le preoccupazioni, per il Brasile, sono molte. Bolsonaro, come accennato, non ha riconosciuto il risultato, contestando lo slittamento delle operazioni di voto di due ore (un lasso di tempo durante il quale hanno, comunque, votato solo 25 mila persone). Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, gli ha dato man forte, anche se la gran parte dei presidenti latinoamericani, compresi quelli di destra, si sono già congratulati con Lula. In ogni caso, la tensione è molto alta. Inoltre, Lula dovrà governare in coabitazione con un Parlamento in cui la destra è maggioranza in entrambi i rami, così come di destra è la maggior parte dei governatori. Sulle possibili violenze, i due analisti sono concordi: “Ci si può aspettare qualche episodio di violenza, ma non credo un tentativo di colpo di Stato come quello messo in atto l’8 gennaio 2023, così come non c’è possibilità che il ricorso elettorale venga accolto”, afferma Borba. “Penso che proprio il tentativo di golpe, l’assalto alle Istituzioni, abbia un suo forte valore pedagogico – prosegue Summa -. Quattro anni fa, i militari si sono divisi, ma alla fine ha ‘tenuto’ la fedeltà alle Istituzioni. Non vedo un rischio immediato”. Sulle sfide di Governo, l’analista ritiene che Lula debba guardare soprattutto al ‘suo’ popolo: “Non si può escludere che la maggioranza parlamentare, tra un po’ di tempo, tenti l’impeachment, come si fece contro Dilma Roussef, quando il suo Governo era al culmine dell’impopolarità. Per Lula, sarà importante mantenere il consenso su alcune battaglie simboliche. Detta in modo brutale, dovrà scegliere tra i brasiliani e i mercati finanziari, o quelle bigh tech, i giganti tecnologici che hanno cercato in tutti i modi di contribuire alla sua sconfitta”.

Bruno Desidera

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