Striscia di Gaza. Romanelli (parroco): “La situazione è terribile. C’è davvero la volontà di arrivare alla pace?”

Il parroco della Sacra Famiglia di Gaza denuncia il dramma quotidiano vissuto da oltre due milioni di persone nella Striscia e si interroga sulla reale volontà delle parti di porre fine al conflitto. Tra povertà, carenze di elettricità, monotonia e sfiducia diffuse, padre Romanelli racconta anche piccoli segni di speranza e rilancia l’appello alla pace e alla tutela della dignità di ogni persona.

(Foto AFP/SIR)

“La situazione a Gaza è terribile. È una situazione così drammatica che ormai mancano le parole per descriverla”. È la testimonianza affidata ai social – e ribadita al Sir – da padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia, l’unica parrocchia cattolica della Striscia, che continua a raccontare la vita quotidiana della popolazione sotto il peso della guerra.

Striscia Gaza, padre Gabriel Romanelli (Foto parrocchia SF)

Il sacerdote torna a lanciare un appello perché si arrivi rapidamente a una soluzione del conflitto: “Le parti coinvolte devono al più presto fare ciò che è necessario per il bene della popolazione”. A Gaza, ricorda, vivono oltre due milioni di persone, “circa 2,2-2,3 milioni di abitanti”, e “la maggior parte vive praticamente senza nulla”. Padre Romanelli osserva che i negoziati in corso procedono lentamente: “Viene spontaneo chiedersi: a qualcuno importa davvero? C’è veramente la volontà di arrivare alla pace?”. A rafforzare questo sentimento di sfiducia sono le parole di un giovane gazawo che gli ha confidato: “Padre, non c’è nemmeno lontanamente l’intenzione di fare la pace”. Un’impressione ,sottolinea il sacerdote, condivisa da molte persone che continuano a non vedere cambiamenti concreti.

(Foto Parrocchia latina, Gaza)

Segni di speranza. Accanto alle sofferenze quotidiane, il parroco racconta anche piccoli segni di speranza. Nei giorni scorsi la comunità cristiana ha vissuto un momento significativo: “Abbiamo noleggiato alcuni degli autobus che ancora funzionano e siamo andati al mare”. Per molti abitanti si è trattato di un’esperienza quasi impensabile negli ultimi due anni. “Il mare di Gaza è il polmone della città”, spiega padre Romanelli. La spiaggia era rimasta a lungo inaccessibile a causa dei combattimenti e dei pericoli. Oggi, grazie a un periodo di relativa tregua dai bombardamenti, è stato possibile ritornare sulla costa, anche se “continuano a sentirsi colpi d’arma da fuoco”.

La missione difficile ma bella della Chiesa. Nel suo messaggio, il sacerdote riflette anche sulla missione della Chiesa nella Striscia. “Anche noi, qui a Gaza, siamo in missione per la Chiesa. Una missione difficile, ma anche bella, perché Dio non si lascia mai vincere in generosità”. Richiamando la figura di san Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, padre Romanelli individua cinque pilastri della vita cristiana: la celebrazione della messa, il sacramento della riconciliazione, la predicazione, la penitenza e la carità. “Credo che questi cinque aspetti rappresentino ancora oggi un metodo validissimo per gettare nuovamente le reti nel nome di Gesù”. Una carità che, nella realtà di Gaza, si traduce nell’aiuto concreto a tutti, “cattolici, ortodossi, musulmani e anche chi non crede”.

(Foto AFP/SIR)

La monotonia nella Striscia. Tra gli aspetti più difficili della vita nella Striscia, il parroco indica la ‘monotonia’ di un’emergenza che sembra non finire mai.

“Una delle caratteristiche della vita a Gaza è la monotonia. Una monotonia opprimente. La gente è molto depressa e triste perché passano i giorni, le settimane, i mesi e gli anni senza che la situazione migliori davvero”.

Secondo Romanelli, i segnali di miglioramento appaiono spesso solo superficiali: “È come una ferita che in superficie sembra guarire, mentre l’infezione continua a diffondersi in profondità”. La popolazione percepisce che il problema resta irrisolto e che le risposte offerte sono spesso temporanee. Le difficoltà si riflettono anche nella gestione dei servizi essenziali. Il sacerdote descrive la situazione dell’energia elettrica, ormai affidata a un sistema precario fatto di pannelli solari danneggiati, generatori alimentati da carburante molto costoso e batterie da razionare. “Non esiste più una rete elettrica centrale funzionante”, racconta. “Un giorno non c’è quasi energia, un altro abbiamo un’ora di autonomia, un altro tre, un altro ancora dobbiamo alternare batterie e generatore. È davvero una follia”.

Chiediamo la fine della guerra. Nonostante tutto, la comunità continua ad andare avanti. “Almeno questo continuo cambiamento spezza la monotonia di quella grande prigione in cui la Striscia di Gaza si è trasformata per i suoi abitanti”, osserva Romanelli. Pur riconoscendo le enormi difficoltà quotidiane, conclude con uno sguardo aperto alla speranza e alla preghiera: “Chiediamo che, con la fine della guerra, tutte le persone possano ritrovare la dignità che meritano come figli di Dio, creati a sua immagine e somiglianza”.

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