Card. Bustillo: “In questa società da riparare la speranza è nei giovani”

Arriva in Italia il libro “La necessità di riparare”, del card. François-Xavier Bustillo. Una società dominata dal sospetto e dalla diffidenza, che però ha ancora sete di conoscenza e verità

(Foto SIR)

Una società dominata dal sospetto e dalla diffidenza. Dove la parola, anche attraverso i social, diventa la pietra da lanciare a chi la pensa diversamente da noi. Il giudizio, sempre dietro l’angolo, che fa passare dall’ammirazione all’accusa. Così il card. François-Xavier Bustillo, vescovo di Ajaccio, descrive la nostra società nel suo libro “La necessità di riparare”, arrivato in Italia dopo il successo in Francia. Una società, che però ha ancora sete di conoscenza e verità. Così non c’è da stupirsi se in Francia tantissimi giovani e adulti chiedono di essere battezzati. A parlarne è stato lo stesso autore.

Eminenza, come vede oggi questa società del sospetto?
Vedo una società che è violenta e che soffre. Viviamo in un sistema di azione e reazione, dove c’è sempre molta emozione, ma non riflessione e questo è molto pericoloso. Dopo la rivoluzione sociale del ‘68 si è parlato tanto di libertà, di progresso, sia tecnico che scientifico, ma non siamo più felici. Si è messo l’accento sul fare, sul sapere, sull’avere, sul potere, ma chi ha curato l’essere? Oggi vediamo alcuni segni di una disproporzione della nostra società, proprio perché non abbiamo curato l’essere.

Quale ruolo può avere la Chiesa nel ricostruire la società?
La Chiesa è un ideale, Gesù ha detto amatevi gli uni agli altri e se l’amore è il motore della società, la società va bene.  Io sono un cardinale francescano e quest’anno è l’ottavo centenario della morte di San Francesco e lui cosa ha fatto? Ha predicato il ritorno al Vangelo. Non un ritorno nostalgico, ma un ritorno alle radici, alla sorgente e secondo me è questo ciò di cui ha bisogno la nostra società per uscire da una mentalità barbara e primaria.

Oggi si denuncia tutto quello che non funziona, ma non si parla abbastanza delle buone notizie e il Vangelo è una buona notizia. Spesso chiedo ai giovani e anche agli adulti, ma tu lo conosci il Vangelo? No! Conoscono la Chiesa, la politica, la logistica, l’organizzazione, quello che non funziona, ma l’anima della Chiesa, il Vangelo, non lo conoscono. Quindi abbiamo una bella sfida di riproporre qualcosa di nuovo a una società assetata di una vita migliore.

Le comunità ecclesiali rischiano di vivere le stesse polarizzazioni del mondo?
Rischiano e a volte le vivono, perché a volte si può confondere radicalità e rigidità, oppure vuoi vivere la radicalità ma vivi la rigidità. E a volte si può confondere l’ideale con l’ideologia e l’ideologia non ha cuore. Quindi la Chiesa deve essere sempre vigilante ed essere attenta, perché come la società, se non abbiamo uno spirito nuovo e un cuore nuovo, possiamo cadere con molta facilità nella durezza e nell’intransigenza.

Dove vede oggi dei segni concreti di speranza per questa società?
Beh, io lo vedo nella giovinezza e lo vedo anche in queste generazioni che sono nuove. Perché se c’è a volte superficialità, ci sono aspetti anche artificiali, ma c’è anche sete. I giovani, parlo di quelli che hanno dai 20 ai 40 anni, che non hanno conosciuto, almeno in Francia, una società clericale, una Chiesa dominatrice o manipolatrici, come dicevano alcuni, scoprono una Chiesa fragile, ma con un ideale potente. Non c’è da stupirsi allora che questi ragazzi chiedono il battesimo. Quest’anno a Pasqua abbiamo avuto più di 20mila battesimi. Io, nella mia diocesi, ho avuto più di 500 adulti che hanno chiesto la cresima. E e noi non abbiamo creato una strategia o una politica per spingerli a battezzarli. Sono venuti loro.

Cosa chiedono i giovani oggi?
Le racconto un aneddoto che mi ha fatto ridere non poco tempo fa. Mi trovavo al porto di Bastia, nella mia diocesi, perché dovevo partire per Livorno. Mi sono seduto a leggere e a un certo punto un ragazzo di 19 anni si avvicina a me e dice “il perdono, come si vive?” La mia generazione, avrebbe detto “scusi Eminenza, posso disturbarla un minuto per parlare?” Quindi è una generazione molto più libera, magari non hanno i meccanismi e i protocollari che abbiamo, che ha la nostra generazione, sono diretti e non chiedono cose come l’ordinazione delle donne, come la mia generazione.

No, ti chiedono il perdono. Quindi questa generazione è diretta, ha sete e secondo me ci convertirà e ci farà molto bene.

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