Israele: Rapporto su violenze anticristiane, Patton (Custode), “preoccupa saldatura tra estremismo politico e religioso”

Nel 2023 ci sono stati 11 casi di molestie verbali, sette attacchi violenti, 32 attacchi a proprietà ecclesiastiche, una profanazione di un cimitero e 30 casi segnalati di sputi contro o verso il clero e i pellegrini. È quanto emerge da un Rapporto dell'ong ebraica  Rossing Center di Gerusalemme, dedicato agli attacchi ai cristiani in Israele e a Gerusalemme Est. Sul tema il Sir ha intervistato il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton.

Gerusalemme, Via Crucis per la pace (Foto archivio Custodia)

Nel 2023 ci sono stati 11 casi di molestie verbali, sette attacchi violenti, 32 attacchi a proprietà ecclesiastiche, una profanazione di un cimitero e 30 casi segnalati di sputi contro o verso il clero e i pellegrini. I religiosi ascoltati hanno denunciato di aver ricevuto sputi anche più volte alla settimana. È quanto emerge da un Rapporto del Rossing Center di Gerusalemme, ong ebraica impegnata in particolare nel dialogo interreligioso, dedicato agli attacchi ai cristiani in Israele e a Gerusalemme Est.

Diffuso nei giorni scorsi, il Rapporto parla di “notevole aumento” degli attacchi contro i cristiani in Israele attribuendolo all’attuale “clima politico” caratterizzato da un “continuo spostamento verso l’estrema destra, da un crescente senso di nazionalismo e dall’enfasi su Israele inteso principalmente come Stato della popolazione ebraica”.

L’attuale governo israeliano, come è noto, è composto anche da fazioni e partiti ultra-ortodossi difensori delle istituzioni ebraiche ortodosse e contrari alle manifestazioni pubbliche cristiane. Dal Rapporto emerge che gli autori degli attacchi vanno ricercati, soprattutto, nelle fasce di adulti e giovani del mondo religioso degli ultra-ortodossi e dei coloni. Il Rossing Center chiede che le autorità facciano di più per contrastare questo fenomeno in crescita e raccomanda alle autorità israeliane di rafforzare la presenza e l’intervento della polizia nei siti critici, di formare le forze dell’ordine e le autorità locali riguardo le comunità cristiane, di migliorare i programmi di studio sul cristianesimo nelle scuole israeliane e di emettere condanne più severe e di incentivare i cristiani a denunciare gli attacchi.

Custode Patton (al centro), a Nazareth (Foto Custodia)

La paura dei cristiani. “I cristiani sono una minoranza delle minoranze – commenta al Sir padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa – e soffrono la polarizzazione della società israeliana e della crescita dell’estremismo. Siamo davanti ad un fenomeno che in questi anni ho visto crescere e che è aumentato dopo l’approvazione della legge fondamentale (da parte della Knesset il 19 luglio 2018, ndr.) che riconosce ‘Israele come Stato-nazione del popolo ebraico’. Con questa legge chi aveva una mentalità discriminatoria si è sentito così legittimato”. Lo si è visto anche ieri nella Marcia della Bandiera nel Giorno di Gerusalemme dove, annota il francescano, “uno degli slogan cantati dai giovani nazionalisti ebrei era ‘morte agli arabi’”. Secondo Patton l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023 e lo scoppio della guerra a Gaza, tra Hamas e Israele, “ha posto in secondo piano il fenomeno delle violenze contro i cristiani” aumentando la paura di questi ultimi circa un’ulteriore recrudescenza delle violenze nei loro confronti. “Gli stessi frati che vivono nei santuari più isolati – rivela il francescano – mi riferiscono i loro timori su possibili intrusioni di gruppi di fanatici violenti. Solo qualche mese fa due persone con mitra a tracolla hanno scardinato il cancello di ingresso del santuario del Tabor perché era chiuso e non veniva data loro la possibilità di entrare. Sono situazioni che potrebbero degenerare tragicamente”.

Fenomeno da non minimizzare. “Le autorità israeliane hanno cominciato a prendere sul serio questo fenomeno – spiega Patton – dopo numerose denunce e dopo che, d’accordo con alcuni giornalisti israeliani, abbiamo fatto vedere ciò che accadeva: ad uno di questi giornalisti è stata data la possibilità di provare a vestire il saio francescano e di andarci in giro per Gerusalemme e documentare le minacce, le violenze, gli sputi ricevuti. Questo ha spinto la Polizia a verificare i fatti e a intervenire in modo più severo nei confronti degli aggressori. Vale la pena di ricordare – ammette il custode – che la percentuale di ciò che viene denunciato è minima rispetto a quanto accade. La tendenza, anche di frati e suore, è quella di minimizzare questi fatti ritenendo inutile la denuncia. Io chiedo sempre di denunciare, annotare i fatti, giorno e ora e se possibile fare anche foto per documentare il tutto”.

Una saldatura preoccupante. “Certamente l’evoluzione sociale israeliana cui stiamo assistendo – sottolinea – non fa prevedere cambiamenti significativi. Come ho già detto, ciò che ho visto ieri nella Marcia della Bandiera, al di là di ogni considerazione politica e religiosa, è stato il trionfo della maleducazione, dell’arroganza e dell’intimidazione verbale. Se queste sono le generazioni che vengono avanti e che acquisteranno poi un peso politico, penso che in futuro anche noi dovremo essere molto più attenti.

Vero è che gli autori di queste aggressioni adesso sono una minoranza, ma parte di una minoranza che sta crescendo in virtù della saldatura preoccupante tra fanatismo ultra-nazionalista e quello religioso. Quando si saldano queste due componenti nasce una miscela pericolosa.

L’educazione che alimenta il pregiudizio – unita all’ignoranza sul Cristianesimo – che viene data in questi ambienti estremisti pesa molto sul fenomeno degli attacchi, come dimostrato dal Rossing Center”. “Da parte nostra – conclude il Custode di Terra Santa – resta sempre l’impegno a dialogare, a studiare e a confrontarci per accrescere la tolleranza e la conoscenza reciproca. Ma la società israeliana deve arrivare anche un dialogo interno che aiuti gli stessi ebrei israeliani a recuperare il meglio dell’ebraismo”.

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