Cammini di pace

C’è un continuo crescendo nell’escalation della guerra e delle minacce nucleari russe al mondo e c’è un innegabile crescendo anche nelle manifestazioni di pace: almeno in Italia, almeno nelle ultime due settimane.

(Foto Vatican Media/SIR)

C’è un continuo crescendo nell’escalation della guerra e delle minacce nucleari russe al mondo e c’è un innegabile crescendo anche nelle manifestazioni di pace: almeno in Italia, almeno nelle ultime due settimane.
Da una parte, infatti, il presidente Putin da giorni va denunciando che Kiev starebbe per usare contro la Russia una bomba sporca, ossia contenente anche materiale nucleare, tanto che ha fatto eseguire alle sue forze strategiche una esercitazione preventiva per prepararsi ad un “contrattacco nucleare massiccio” e si è prodigato a diffonderne le immagini.
Dall’altra parte, da giorni lo Stivale è attraversato da marce e appelli di pace promosse da varie realtà, ecclesiali e no. Apice di tutto il 36° incontro di preghiera internazionale e interreligioso nello spirito di Assisi, organizzato a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio all’insegna de “Il grido della pace” che, martedì 25 ottobre, ha visto radunati al Colosseo i maggiori leader religiosi del mondo, papa Francesco compreso, il cui atto finale è stato un condiviso appello alla pace, pensato per la guerra in Ucraina come per tutti i conflitti in atto, secondo il quale “le religioni sono, e devono continuare ad essere, una grande risorsa di pace. La pace è santa, la guerra non può mai esserlo”.
Un pomeriggio di grande valore, colto purtroppo più da chi vive già in pace che non dai signori della guerra, tanto è vero che l’indomani Putin ha giocato al rialzo delle minacce, dichiarando che il potenziale di una guerra mondiale è ora “molto alto”.
Di fronte a ciò non sono stati troppo rassicuranti i toni affatto turbati del segretario generale della Nato, Stoltenberg, che ha minimizzato: Vladimir Putin sta perdendo sul campo e sta rispondendo con attacchi sui civili e con una retorica nucleare” allo scopo di spezzare con la paura l’unità del fronte occidentale e demotivare il sostegno all’Ucraina. Contemporaneamente Mosca, nella persona della ministra degli esteri Maria Zakharova, ha sferrato minacce dirette all’Italia, definita ostile per aver estromesso gli esperti russi dalla “Iniziativa di lotta alla proliferazione di armi di distruzione di massa”, tenutasi a Roma il 26 ottobre.
Nel clima di tensione crescente, se anche gli appelli dei grandi del mondo non vanno ottenendo risultati è facile trovarsi smarriti: pare quasi che nel passato le mosse diplomatiche, anche da parte del Papa, avessero un peso maggiore nelle coscienze dei governanti. Era successo anche alla fine di ottobre di sessanta anni fa con la crisi di Cuba, quando tra Usa e Urss la tensione salì fino alla minaccia estrema, con le navi sovietiche in rotta verso l’isola guidata da Castro cariche di missili balistici, in risposta all’installazione in Italia, Turchia, Gran Bretagna di basi atomiche statunitensi. La diplomazia internazionale si allarmò enormemente e si adoperò, specie tra il 24 e il 28 ottobre 1962, né fu da meno Papa Giovanni XXIII. Il mondo tremò trovandosi a un passo dal conflitto nucleare.
Forse allora gli uomini – freschi i ricordi della seconda guerra mondiale e della tragedia di Hiroshima e Nagasaki – furono più sensibili agli appelli di pace che, uniti alla diplomazia, fecero fare marcia indietro alle navi.
Oggi, invece, fra i tanti che si sono più volte adoperati in questi oltre nove mesi di guerra pare quasi esserci, se non rassegnazione – questa non sia mai – almeno un sottofondo di sconforto. Ma proprio per questo ogni segnale di pace è importante.
Ne abbiamo vissuto uno anche a Pordenone con la Fiaccolata della pace organizzata dalla diocesi, promossa dal Vescovo Pellegrini per la sera del 26 ottobre scorso. Civili e religiosi hanno sfilato illuminando il corso centrale di fiaccole e di speranze, rese più concrete dalla presenza di tanti giovani, la cui sensibilità è autentica: come per l’ambiente così per la pace è soprattutto il loro futuro ad essere gravemente minacciato.
Un’altra manifestazione di carattere nazionale è in calendario a Roma per sabato 5 novembre. Se la pace veste nelle sue bandiere tutti i colori dell’arcobaleno, sarebbe bello che nessuno potesse colorarla politicamente solo del proprio: di un valore assoluto e universale non si fa strumento ideologico, né a proprio vantaggio, né tantomeno a difesa di un indifendibile come l’invasore russo che dal 24 febbraio va seminando lacrime, distruzione e morte.
Il filosofo Bernard Russel – non di poca influenza rispetto alla citata crisi di Cuba – senza fini politici e religiosi ma in nome dell’intera umanità soleva dire che “nell’era atomica il genere umano non può sopravvivere senza la pace”. È questa una ragione fondante e non divisa attorno alla quale è doveroso provare e riprovare a fermare la guerra. Come ha dichiarato al Colosseo papa Francesco: “Non siamo neutrali ma schierati per la pace”.

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