Ha vinto la battaglia dell’audience domenica 27 settembre: parliamo del film tv “Il mio nome è Carlo” di Giacomo Campiotti dedicato alla vita di san Carlo Acutis, trasmesso in prima serata su Canale 5. La fiction ha conquistato 4 milioni e 269mila spettatori, raggiungendo il 29,6% di share e imponendosi nettamente sulla proposta di Rai 1, la commedia “Lo sposo indeciso”, ferma al 10,8%. Il film tv sul santo ha registrato picchi del 40% di share. Un risultato eccezionale anche tra il pubblico dei giovani, con uno share del 32.6% sul target dei 15-34enni. Di questo risultato così importante parliamo con Adriano Fabris, professore di Filosofia morale e di Etica della Comunicazione all’Università di Pisa.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
Il successo del film tv su Carlo Acutis su Canale 5, la trasmissione più vista la sera di domenica 27 settembre, cosa ci dice?
Innanzitutto, va dato atto e va riconosciuto alla governance di Mediaset di avere avuto lungimiranza, perché mettere in prima serata la domenica un film tv su Carlo Acutis è un’attestazione e testimonianza di coraggio, un coraggio che è stato abbondantemente premiato perché il film tv è stato visto molto più di altre trasmissioni e serie che erano in contemporanea.
A guardare “Il mio nome è Carlo” ci sono stati tanti giovani…
Sì, c’è stata una percentuale molto alta di ragazzi e giovani fino ai 35 anni, che hanno seguito il film, sono stati loro la spina dorsale di questa audience vincente. Questo ci dice che Carlo Acutis è una figura che interessa, intercetta l’attenzione, il coinvolgimento proprio da parte di un pubblico giovanile, è il ragazzo della porta accanto che fa una serie di cose che apparentemente sono quotidiane ma che in realtà sono eccezionali; è la santità quotidiana quella che ci viene proposta e che è incarnata, una santità che potremmo definire quasi semplice nelle scelte che vengono fatte e nel modo in cui queste azioni vengono compiute: credo che questo attiri soprattutto il giovanile. Il fatto che una parte così consistente e cospicua dell’audience sia costituita da ragazzi e giovani mostra che, probabilmente, altre rappresentazioni, offerte dai media, del mondo giovanile e di situazioni anche emergenziali interessano meno proprio però i giovani che si trovano più in sintonia con un modello di vita volto a fare il bene. Non è vero che le giovani generazioni sono sbandate, indifferenti, non si pongono domande, non sono alla ricerca di indicazioni per agire bene: questo lo posso dire anche della mia esperienza diretta, faccio corsi di Filosofia morale e di Etica per ragazzi dai 18 ai 20 anni alla triennale, da parte loro c’è un interesse, una passione, un porsi domande vere, sentite, che francamente non ci si aspetterebbe. Questa volontà di trovare punti di riferimento, in un mondo che non li offre, caratterizza sinceramente i nostri giovani e quindi credo che il film tv su Carlo Acutis ha suscitato tanta attenzione, perché ha intercettato il desiderio di tanti ragazzi incarnato nella testimonianza di un santo della porta accanto.
Quindi proporre una rappresentazione del sacro oggi può avere successo quando ci sono testimoni credibili e così vicini a noi come Carlo Acutis?
Penso proprio di sì:
il carattere vincente di questo film tv è dato proprio dalla testimonianza credibile del protagonista,
che ha creduto nelle azioni rendendole vere, nella semplicità, nella quotidianità, mostrandoci che queste esperienze le possiamo vivere anche noi, anzi che sono il modo giusto per vivere nel mondo, per gestire le nostre relazioni. Un altro esempio di una santa che fa cose semplici anche se eccezionali è Madre Teresa di Calcutta, ad esempio. Il successo del film tv, in sintesi, credo consista nel rappresentare una santità realmente incarnata nella quotidianità, sì esigente, ma che può essere realizzata nella semplicità di cuore, nella verità delle nostre scelte, nella veridicità dei nostri comportamenti. Credo che sia questo ciò che attrae, ciò di cui hanno bisogno anche i nostri ragazzi: dire che vivere così è possibile, ci sono persone che lo hanno fatto anche in una società come la nostra, in cui invece sembra vigere soltanto la legge del più forte o l’espressione della propria volontà di potenza sugli altri.

(Foto Ufficio stampa)
Il successo del film tv su Carlo Acutis può anche invogliare ad abbandonare la televisione strillata e piena di cronaca nera, farcita anche di tanti particolari raccapriccianti, che oggi va tanto per la maggiore?
Certamente, quasi il 30% di share in prima serata la domenica sera è davvero un risultato molto significativo. Canale 5 è un canale commerciale, quindi se ha fatto questo tipo di scelta è perché avrà fatto i suoi calcoli, le interruzioni pubblicitarie, infatti, hanno bisogno di un adeguato share, alla fine è stata una scommessa rischiosa, ma vinta, questo mi auguro che mostri un cambiamento di prospettiva. Di solito si pensa che a far lievitare l’audience siano le “3 S” del giornalismo tradizionale: sangue, soldi e sesso. Ma questo modo di attirare l’attenzione si sta ormai saturando o, comunque, porta ad escalation sempre maggiori che a un certo momento però conducono al rigetto di questo tipo di prodotto. Anche la programmazione in prima serata è stata vincente e dimostra che le cosiddette buone notizie anzitutto sono notizie: “Il mio nome è Carlo” anzitutto è un racconto di una vita reale, possibile, che crea attenzione anche se non ci sono quegli elementi esagerati, estremi delle “3 S”. Spero che sia le fiction e i film tv sia il giornalismo comprendano l’importanza delle buone notizie, che non vanno ghettizzate né confinate nelle pagine interne di un giornale, ma che vanno tratte alla pari delle altre, perché non hanno meno valore delle cattive notizie. Film tv, fiction e un giornalismo che propongano modelli di comportamento positivo, realizzabili e reali, potrebbero aiutare a cambiare ed essere contagiosi. In questo senso, il successo del film tv su Carlo Acutis è una scommessa pienamente vinta.
Oggi abbiamo bisogno di parlare di santi come Carlo, di parlare del bene incarnato, tanto più in un momento in cui i conflitti stanno divorando il mondo.

