“I media, in tutte le loro espressioni, hanno un ruolo unico nel costruire un clima di sana convivenza e possibilmente di comunione”. Con questo messaggio del patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, si è aperto oggi a Venezia l’incontro su giornalismo e IA organizzato da Iusve e Avvenire, all’interno del progetto di media literacy “Ci sto!”, presso la sede di The Human Safety Net di Generali, partner del progetto insieme all’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei.
“L’uso stesso degli strumenti e delle piattaforme – come ben sapete – non è mai neutro”, ha sottolineato il patriarca nel messaggio letto dal direttore di Gente Veneta e dell’Ufficio per le comunicazioni sociali, Marco Zane. Sul tema è intervenuto subito dopo il presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti del Veneto, Andrea Buoso: “Il lavoro del giornalista – ha ricordato – ha a che fare con la democrazia per definizione, visto che il suo principale compito è far sapere cosa accade nel mondo perché il cittadino possa farsi una sua opinione”. Un ruolo e una dinamica in cui si è prepotentemente inserita l’IA, “che ora – ha sottolineato Buoso – ci porterà a costruire una Babele o a ricostruire il tempio di Gerusalemme”.
Sta alle persone, responsabili e responsabilizzate, dare un senso a tutto questo. “E anche ai giornalisti”, ha ricordato Gigio Rancilio, giornalista e coordinatore del progetto e dei lavori di oggi: “Giornalisti umani, di cui ci sarà sempre più bisogno”. “Perché, in fondo, è una questione di fiducia”, ha evidenziato nel suo intervento la giornalista Barbara D’Amico: “È la fiducia il collante indispensabile che può creare interesse e fare comunità in mezzo a un’informazione che nel 58% dei casi viene mediata da algoritmi”.

Marco Girardo, direttore di Avvenire, ha parlato invece del giornalismo come strumento di partecipazione, purché “basato sulla consapevolezza” di tutti i giocatori in campo, a partire dai giornalisti. “E la tecnologia non va demonizzata. A patto che ci facciamo una domanda: stiamo usando gli strumenti o gli strumenti stanno usando noi?”. Di qui lo spazio per costruire dinamiche di relazione e partecipazione, “riscoprendo anche il gusto di informarci, uscendo dai soliti schemi e dalle solite notizie o idee di chi la pensa come noi”.
Suggestioni per un’informazione diversa, autentica, che valgono anche per la musica e hanno trovato eco nelle parole di Francesco Lorenzi. “Tocco con mano ogni giorno quanto si stia abbassando il livello dei contenuti di cui ci sfamiamo”, ha detto il cantautore e frontman del gruppo The Sun, che ha dedicato al tema una delle canzoni più recenti, “Prigione tra le dita”: “Stiamo delegando alla tecnologia il riassunto di qualunque cosa, ma se non vogliamo perdere la fiducia in ciò che ci circonda dobbiamo riconoscere sia il nostro essere umani sia l’ingrediente fondamentale per le nostre esistenze, che è l’amore”.
Oggi a Venezia, durante l’incontro su informazione e IA organizzato da Iusve e Avvenire presso la sede di The Human Safety Net di Generali, è stata presentata anche la prima proposta organica di formazione dedicata agli AI Angels, sviluppata da Salesiani per il sociale. Gli AI Angels nascono da un’idea di Cube Radio, l’emittente accademica dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (Iusve), che li ha lanciati per la prima volta il 24 gennaio 2024. A Venezia quell’intuizione ha compiuto un ulteriore passo avanti, trasformandosi in una proposta educativa strutturata e destinata a trovare applicazione concreta nei contesti sociali e formativi.
“Vogliamo offrire ai giovani strumenti per comprendere l’IA, governarla e utilizzarla in modo creativo e responsabile – ha affermato don Francesco Preite, presidente nazionale di Salesiani per il sociale –. Il significato educativo degli AI Angels è proprio questo: aiutare i ragazzi e le ragazze a diventare protagonisti consapevoli, capaci di mettere l’innovazione al servizio delle persone, delle relazioni e del bene comune”.
“L’intelligenza artificiale è già ‘nelle tasche’ di tutti, in particolare dei nostri giovani e dei nostri ragazzi – ha dichiarato don Lorenzo Teston –. Per questo, come Salesiani d’Italia che si occupano di scuola, formazione professionale e istruzione universitaria, da tre anni abbiamo scelto di partire dagli adulti. Lo strumento oggi è nelle mani di chi educa, con mesi di formazione alle spalle. Nostro desiderio e compito è informare e formare, ed inoltre proteggere, perché nessuno deve trovarsi da solo davanti a una tecnologia che cambia con una velocità mai vista prima. È quello che don Bosco, un secolo e mezzo fa, chiamava prevenire, cioè ‘esserci prima’ per accompagnare ed educare”.


