La sera del 6 maggio 1976, una scossa di magnitudo 6.5, lunga 59 secondi devasta il Friuli. Poi, a settembre, un’altra serie di scosse finisce di abbattere ciò che era rimasto in piedi. Il bilancio finale è di quasi mille vittime, decine di paesi distrutti e un territorio che negli anni successivi si trasformerà profondamente. Comincia il lento ma costante lavoro di ricostruzione di una terra grazie a quello che fu chiamato “modello Friuli” basato sul decentramento amministrativo e su alcune priorità sintetizzate nelle parole dell’allora arcivescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti: “prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”. Un modello basato sulla partecipazione delle comunità locali, sulla centralità del lavoro e della responsabilità, diventando un riferimento anche per successive ricostruzioni post-sisma in Italia. A cinquant’anni da quel terremoto, il dolore resta vivo nella memoria collettiva risuonata ieri, 3 maggio, a Gemona del Friuli, nella messa presieduta dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei.
“Come dimenticare?” Nel cuore dell’omelia, il cardinale non ha eluso la domanda più lacerante: “Come dimenticare? E come essere indifferenti ai terremoti di oggi, come la guerra?”. Ricordare il Friuli del 1976 significa, “non chiudere gli occhi davanti al dolore presente. Siamo qui per ricordare quei tanti nomi e quell’immenso dolore che non passa nemmeno a distanza di 50 anni”. Evocando storie concrete – come quella della “ragazza con la treccina bionda” rimasta sotto le macerie per ore o i racconti richiamati dall’allora arcivescovo Alfredo Battisti – Zuppi ha restituito il volto umano della tragedia. “Ognuno di voi porta tanto di questo dolore”, ha detto, riconoscendo ferite che restano aperte. Davanti a questa sofferenza, il Vangelo può apparire stridente. “Il Vangelo di oggi pare stridere con questo dolore senza misura: ‘Non sia turbato il vostro cuore… abbiate fede’”. Ma, ha precisato il cardinale, “chi pronuncia queste parole non è un uomo che sta bene e lo spiega a chi sta male, ma è Gesù, che sta per essere ucciso”. Cristo, ha sottolineato, “era là sotto, sotto le macerie, con loro fino alla fine”. Un Dio che non osserva da lontano, ma “piange con noi”.
“Il terremoto distrugge, l’amore rimette assieme”
ha rimarcato il presidente della Cei che ha definito la ricostruzione successiva, “una lezione per tutta l’Italia e per il mondo”. Da quell’esperienza presero forma anche nuove risposte organizzate alla solidarietà: “Fu questa esperienza a dare fisionomia alla Protezione civile e alla Caritas”.
Patrimonio da non disperdere. Un patrimonio da non disperdere oggi, in un tempo segnato da nuove fratture. “Vorrei che oggi come allora dal Friuli partisse questa consapevolezza per il nostro Paese, per l’Europa e per il mondo. Con serietà e umiltà. Non si perde tempo per dividerci”. Ricordando la figura di mons. Battisti e le sue priorità indicate per la ricostruzione, il cardinale ha ribadito che ricostruire non fu solo un’opera materiale:
“Ricostruire la casa è ricostruire la comunità, le relazioni”. Una lezione che oggi, ha aggiunto, interpella anche la difesa della “casa comune, che è la terra”.
Non è mancata, infine, una citazione di Paolo VI: “Il nostro cuore è come un sismografo: piangiamo e ridiamo insieme”. Tenere acceso quel “sismografo del cuore significa restare vigili davanti al dolore degli altri”, oggi come allora, perché dal Friuli continui a partire un messaggio di speranza, responsabilità e amore condiviso.
Il messaggio del Papa. Durante la messa è stato letto il messaggio di Papa Leone XIV, giunto a firma del Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin. Nel testo il Pontefice “si unisce spiritualmente” alla celebrazione, e assicura il suo “orante ricordo per coloro che persero la vita” auspicando che “la memoria di così tragico evento susciti il rinnovato impegno nella promozione dei valori della fraternità e della carità”. Nel messaggio il Papa definisce la popolazione colpita dal sisma “instancabile” e ne loda l’impegno per la “ricostruzione esemplare”, accompagnata anche dalla solidarietà internazionale.
Eventi per tutto il 2026. Le celebrazioni e le commemorazioni del 50° anniversario avranno luogo lungo tutto il 2026, con gli eventi principali concentrati a ridosso del 6 maggio. A tale riguardo è stato creato un portale https://50terremotofriuli.it/, che offre informazioni sul programma di eventi, con materiali educativi utili a cittadini, scuole, associazioni e istituzioni.

