Minori. Save the Children: 1,4 milioni in povertà assoluta; 4 anni in meno di aspettativa di vita se nati al Sud. Emergenza salute mentale

Quasi un milione e 400mila bambini vivono nel nostro Paese in povertà assoluta. Un bimbo che nasce a Caltanissetta ha 3,7 anni in meno di aspettativa di vita di chi è nato a Firenze; la speranza di vita in buona salute segna addirittura un divario di oltre 12 anni tra Calabria e provincia di Bolzano. Presentato oggi a Roma il XIII Atlante dell'infanzia a rischio. Urgente attivare nuove Case della comunità, mettere in campo 1.400 pediatri in più, garantire ovunque screening neonatali, realizzare reti territoriali di prevenzione e cura del disagio mentale degli adolescenti

In Italia quasi un milione e 400mila bambini vivono in povertà assoluta: una percentuale media del 14,2% di tutti i minori, che sale però fino al 16% nel Mezzogiorno. Un bimbo che nasce a Caltanissetta ha 3,7 anni in meno di aspettativa di vita (80,2) di chi è nato a Firenze (83,9); la speranza di vita in buona salute segna addirittura un divario di oltre 12 anni tra Calabria (54,4) e provincia di Bolzano (67,2), mentre il Servizio sanitario è “nazionale” spesso solo sulla carta. E’ un Paese a due (o più) velocità quello delineato dalla XIII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio presentato oggi a Roma da Save the Children.

Come stai?” il titolo del report che denuncia l’impatto delle disuguaglianze socioeconomiche, educative e territoriali su salute e benessere psico-fisico dei bambini. A partire, spiega la curatrice Cristiana Pulcinelli, dalla mortalità infantile entro il primo anno di vita: “gli ultimi dati disponibili parlano di

un tasso di 1,45 decessi ogni 1000 nati vivi in Toscana, più che doppio in Sicilia (3,34), addirittura triplo in Calabria (4,42), con ben il 38% dei casi di decesso relativi a bambini con mamme di origine straniera.

Un bambino del Mezzogiorno che si ammalava nel 2019 aveva una probabilità di dover migrare in altre regioni per curarsi del 70% in più rispetto a un bambino del Centro o del Nord Italia”.

Mancano all’appello 1.400 pediatri di base mentre la pandemia ha acuito i divari sanitari territoriali e fatto esplodere problemi stratificati negli anni. Le famiglie più abbienti con figli minorenni spendono in media per la salute circa 250 euro mensili, affidandosi di più ai privati, mentre quelle meno abbienti non raggiungono i 50 euro affidandosi pertanto al Ssn, se presente. Ridotte nel biennio 202o-21 le vaccinazioni nei primi mesi di vita; drastica la contrazione delle diagnosi di tumore pediatrico ridotte del 33% nel 2020.

Tra il 2019 e il 2021 i ricoveri per patologia neuropsichiatrica infantile sono cresciuti del 39,5%. Ideazione suicidaria, depressione e disturbi del comportamento alimentare le principali cause; eppure in tutto il Paese si contano solo 394 posti letto in degenza. Calabria, Molise, Umbria e Valle d’Aosta non ne hanno neppure uno; in Lombardia sono “addirittura” 100. “Grave – sottolinea Pulcinelli – anche l’assenza e/o carenza di strutture semiresidenziali, centri diurni, strutture per interventi intensivi a domicilio, tutta una rete di cura che dovrebbe evitare il ricovero:

“siamo di fronte ad un consistente bisogno di sostegno che non trova risposta”.

Non va meglio per gli stili di vita. L’81,9% dei bambini del nostro Paese vive in zone dove la concentrazione di polveri sottili è maggiore dei valori limite indicati dall’Oms: il 100% in ben 8 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Trentino Alto Adige, Veneto). Un bambino o ragazzo su 4 non pratica mai sport (3-17 anni), con una ampia forbice che va dal 45,5% della Campania al 6,9% della Provincia autonoma di Bolzano, mentre i bambini tra i 3 e 10 anni in sovrappeso o obesi sono passati dal 32,6% al 34,5%. La povertà alimentare colpisce un bambino su 20, mentre l’accesso alla mensa scolastica, che per alcuni sarebbe l’unica chance quotidiana di un pasto equilibrato e proteico, si limita ad un bambino su due nella scuola primaria. Eppure, osserva Pulcinelli, “dovrebbe essere considerata un servizio essenziale”.

Per il presidente di Save the Children Italia, Claudio Tesauro, “è necessario assicurare a tutti i bambini e gli adolescenti una rete di servizi di prevenzione e cura all’altezza delle necessità, superando le gravi disuguaglianze territoriali che oggi incidono sul sistema”. “Il Pnrr – ha aggiunto Raffaela Milano, direttrice Programmi Italia-Europa dell’organizzazione – prevede un investimento significativo sulla missione salute (più di 15 miliardi) e disegna una riforma della sanità territoriale che può rispondere a molte delle criticità rilevate dall’Atlante. A partire dalle Case della comunità che potrebbero diventare il fulcro di una nuova rete integrata con i servizi sociali ed educativi”. Ma perché questo sia possibile “è indispensabile accompagnare l’investimento sulle strutture ad un investimento di lungo periodo sulle risorse umane”.

Non sono più accettabili “liste di attesa di anni per accedere a servizi di riabilitazione per l’infanzia, bambini senza pediatra, adolescenti che entrano nei reparti di emergenza psichiatrica dopo aver inutilmente cercato un servizio territoriale cui rivolgersi per tempo”.

A lanciare l’allarme salute mentale è anche Stefano Vicari, professore di psichiatria infantile presso l’Università Cattolica e responsabile neuropsichiatria infantile all’Ospedale Bambino Gesù di Roma: “Almeno il 10% dei bambini ha un disturbo mentale; almeno il 20% degli adolescenti. nell’ultimo periodo i ricoveri in psichiatria sono aumentati del 40%; gli atti di autolesionismo e ideazione suicidaria addirittura del 65% mentre l’età media si sta abbassando”. Per quanto riguarda l’offerta assistenziale Vicari precisa: “Dei 394 posti letto in psichiatria infantile quelli dedicati alla gestione delle  emergenze (autolesionsimo, tentato suicidio) poco più di 100.

 In ospedale ho un bambino che viene dalla Basilicata, due ragazze dall’Abruzzo. E’ degno questo di un Paese civile?”.

Dopo avere condiviso la propria testimonianza sulle difficoltà psicologiche incontrate durante il lockdown e il percorso psicoterapeutico intrapreso,  Gabriele Spaccini, del Movimento giovani di Save the Children ha concluso: “Se ci chiedete come stiamo, chiedetecelo davvero perché il modo in cui lo fate cambia tutto”.

Grande novità dell’Atlante di quest’anno è il nuovo Data hub di Save the Children, spazio virtuale aperto a tutti e dedicato alla raccolta e alla diffusione costante di informazioni, dati, analisi e ricerche su infanzia e adolescenza, in Italia e nel mondo. Uno spazio che verrà alimentato continuativamente grazie alla collaborazione delle principali istituzioni di ricerca, università, centri studi e fondazioni. E intanto, mentre prosegue l’attività nei 26 Punti Luce, la piattaforma Officina del Benessere lanciata nel 2021 conta oggi più di 132mila utenti e la rete Sottosopra, movimento giovani per Save the Children, è oggi presente in 15 città.

 

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