Una nuova assemblea sindacale davanti ai cancelli dell’Electrolux di Porcia, in provincia di Pordenone. È iniziata così la mattinata degli operai e impiegati della multinazionale svedese di lavatrici e asciugatrici. Tra loro c’era anche mons. Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia-Pordenone.

(Foto ufficio comunicazione diocesi Concordia-Pordenone)
Com’era la situazione nella fabbrica dell’Electrolux?
Era una manifestazione organizzata a cui hanno partecipato non solo le sigle sindacali, ma soprattutto tutti i 51 sindaci della provincia di Pordenone. I lavoratori che ho incontrato sono stati contenti di ritrovarci al loro fianco e di sentire la solidarietà, sia delle istituzioni che della Chiesa diocesana. Molti lavoratori sono legati alle nostre comunità parrocchiali. Oggi c’erano tantissimi credenti, ma anche a chi non crede o a chi professa altre religioni non deve mai mancare la presenza viva della nostra Chiesa che cammina con loro, soprattutto nei momenti più complicati e difficili della vita.
Cosa può fare la Chiesa per queste persone che adesso si sentono minacciate dalla perdita del lavoro?
Sono qua come cittadino, come fratello e come pastore, ho detto ai lavoratori riuniti davanti alla fabbrica. È ovvio che noi non possiamo agire direttamente sulla situazione, però possiamo portare la solidarietà della nostra Chiesa. Possiamo far sentire la nostra presenza e far capire ai lavoratori che siamo insieme a loro in questo momento e che portiamo quella speranza che nasce anche dalla fede. E poi c’è la pastorale sociale diocesana, che con alcuni suoi incaricati è presente quando ci sono i vari tavoli di incontro. Giovedì ce ne sarà un altro in comune a Porcia cui parteciperà anche un delegato della diocesi.
Che cosa vuol dire per un territorio come quello di Pordenone la chiusura alcuni rami dell’azienda Eletrolux?
Qui ai tempi della Zanussi lavoravano 40mila persone, adesso ce ne sono circa 1.600. È un bel po’ che il Pordenonese soffre la mancanza di lavoro. Era la parte più industrializzata del Friuli-Venezia-Giulia, ricca di fabbriche che però, già colpite dalla crisi fin dal 2010, in questi ultimi tempi hanno iniziato a chiudere. Il nostro, quindi è un territorio che si sente depauperato, anche perché attorno a queste grandi aziende c’è tutto un indotto di piccolissime aziende familiari. È un bel colpo. Sappiamo però, che i friulani hanno sempre una forza innata, una marcia in più per reagire. Speriamo che anche la politica riesca a fare qualcosa. Sia la regione Friuli-Venezia-Giulia che il Veneto, guardando anche quello che stanno facendo gli uffici di pastorale sociale delle due diocesi, si stanno unendo alle altre regioni colpite dai tagli dell’Electrolux per un’azione comune sia verso lo Stato che verso l’Europa.
Che appello vuole lanciare?

(Foto Ufficio comunicazione diocesi Concordia-Pordenone)
Ai lavoratori dico di non mollare e di non farsi prendere dalla paura. Siamo nel periodo della che va dell’Ascensione alla Pentecoste. E allora, voglio riprendere le parole di Gesù: “non abbiate paura, Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Ecco, credo che questo sia uno dei messaggi che noi, come comunità cristiana, possiamo lasciare a tutti gli operai.Invece all’Electrolux che appello farebbe?
Che faccia le proprie scelte tenendo in considerazione la vita delle persone. Sì, perché purtroppo quando manca quel senso di comunità, di appartenenza, di solidarietà si pensa soltanto ai profitti spostando la produzione in qualche altra zona della terra. Invece bisogna dare più attenzione alla vita delle persone, alle famiglie, alle comunità.

