Medjugorje, mons. Cavina nuovo visitatore apostolico. “Il vero miracolo è la conversione dei cuori”

Nominato da Leone XIV nuovo visitatore apostolico a carattere speciale per Medjugorje, il vescovo emerito di Carpi, mons. Francesco Cavina, racconta al Sir il significato del suo incarico e il valore del Nihil obstat concesso dalla Santa Sede. “Il giudizio della Chiesa è positivo sul piano pastorale e spirituale”. Al centro dell’esperienza di Medjugorje, spiega, “non ci sono i veggenti ma il ritorno a Cristo attraverso preghiera, confessione, Eucaristia e conversione”

(Foto ANSA/SIR)

A oltre quarant’anni dall’inizio delle presunte apparizioni mariane, Medjugorje entra in una nuova fase del suo cammino ecclesiale. Leone XIV ha nominato visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia della cittadina bosniaca mons. Francesco Cavina, vescovo emerito di Carpi, che succede a mons. Aldo Cavalli.

Mons. Francesco Cavina

La nomina si colloca nel solco del graduale discernimento compiuto dalla Santa Sede, culminato il 19 settembre 2024 con il “Nihil obstat” della Nota Regina Pacis, pubblicato dal Dicastero per la Dottrina della Fede, durante il pontificato di papa Francesco, che ha riconosciuto i numerosi frutti spirituali maturati a Medjugorje senza pronunciarsi sulla soprannaturalità delle presunte apparizioni. In questa intervista al Sir, mons. Cavina parla del suo nuovo incarico, del significato del riconoscimento vaticano e del ruolo che Medjugorje continua a svolgere nella vita di fede di milioni di pellegrini.

Eccellenza, con quale stato d’animo accoglie la nomina a visitatore apostolico di Medjugorje?
È stata una sorpresa vera e inattesa, accolta con grande gioia ma anche con un senso di responsabilità. Dopo anni dedicati al ministero ‘itinerante’, con celebrazioni liturgiche, Cresime, corsi di esercizi spirituali, conferenze, non pensavo più a un incarico stabile. Ringrazio Papa Leone XIV per la fiducia che mi ha accordato e che mi dà nuova energia. Ho sempre avuto una profonda devozione mariana, trasmessami dalla mia famiglia e maturata lungo tutto il mio cammino sacerdotale ed episcopale. Per questo affido alla Vergine Maria questo nuovo servizio e le persone che incontrerò a Medjugorje, certo che la sua presenza accompagnerà questo percorso.

(Foto Centro di informazione di Medjugorie)

Qual è oggi la posizione della Chiesa su Medjugorje alla luce del lungo percorso di discernimento compiuto dalla Santa Sede?
Il giudizio della Chiesa è oggi positivo sul piano spirituale e pastorale. Dopo un lungo percorso di discernimento, culminato nel “Nihil obstat” della Santa Sede, è stato riconosciuto che a Medjugorje sono maturati abbondanti frutti di fede: conversioni, ritorno ai sacramenti, amore per l’Eucaristia, vocazioni e opere di carità.

Il “Nihil obstat” autorizza i fedeli ad accostarsi con prudenza a questa esperienza e rappresenta il più alto grado di valutazione positiva previsto dalle attuali norme ecclesiali.

Questo giudizio si inserisce nel solco del lavoro svolto dalle commissioni di studio e dai visitatori apostolici che mi hanno preceduto, mons. Hoser e mons. Cavalli.

A proposito di frutti spirituali, le testimonianze di chi è stato a Medjugorje riferiscono di lunghe file ai confessionali…
È uno degli aspetti più significativi di Medjugorje. Qui molte persone ritrovano la pace con Dio attraverso il sacramento della Riconciliazione. La Nota Regina Pacis parla di conversioni, ritorno alla pratica sacramentale, vocazioni, riconciliazioni familiari e rinnovamento della vita cristiana.

Il vero miracolo di Medjugorje è il cambiamento dei cuori.

Le lunghe file ai confessionali raccontano di uomini e donne che, spesso dopo anni di lontananza, riscoprono la misericordia di Dio, l’Eucaristia e la bellezza della fede. Per questo Medjugorje è nota come il “confessionale del mondo”.

Che cosa implica concretamente il riconoscimento della Santa Sede per Medjugorje?
Con le nuove norme la Chiesa non si pronuncia sulla soprannaturalità del fenomeno, ma valuta i suoi frutti spirituali. Nel caso di Medjugorje è stato riconosciuto che non emergono elementi contrari alla fede e alla morale e che i frutti pastorali sono positivi, permettendo ai fedeli di accostarsi a questa esperienza con prudenza e serenità.

La Santa Sede riconosce il valore spirituale dei messaggi di Medjugorje e, allo stesso tempo, invita a non porre i veggenti al centro. Come si conciliano questi due aspetti?
La Chiesa ha riconosciuto nei messaggi di Medjugorje contenuti coerenti con la fede cattolica, centrati su pace, conversione, preghiera, sacramenti e speranza cristiana. Per questo Medjugorje è considerata un luogo dove molti fedeli ricevono un autentico aiuto spirituale. Allo stesso tempo, la Nota Regina Pacis ricorda che il centro dell’esperienza non sono i veggenti, ma Maria che conduce a Cristo. I veggenti restano testimoni, non il fine del pellegrinaggio, che deve orientare sempre alla preghiera, all’Eucaristia e alla conversione.

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