(Assisi) C’è un’energia particolare quando il Sacro Convento di Assisi si riempie di giovani. Sono stati oltre 400, arrivati da ogni parte d’Italia, con storie, domande e aspettative diverse, ma con il desiderio di condividere un’esperienza e mettersi in cammino. Dal 29 ottobre al 1° novembre hanno partecipato alla 46ª edizione di “Giovani verso Assisi”, l’appuntamento annuale promosso dal Centro Francescano Giovani dei Frati Minori Conventuali della Basilica, che quest’anno ha avuto come tema “Tu sei libertà – senza nulla, con tutto”. Quattro giorni per interrogarsi sul significato della libertà, riconoscere le proprie paure e provare a liberarsi da quei condizionamenti che spesso impediscono di essere davvero se stessi. Un percorso vissuto attraverso preghiere, catechesi, workshop, momenti di ascolto e condivisione, ma anche attraverso la semplicità dello stare insieme, tra pasti comunitari, incontri e serate di fraternità.

(Foto S. Convento Assisi)
“Presenza viva”. L’apertura, giovedì 29 ottobre, si è svolta con la veglia nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, presieduta dal Custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni. Nel suo saluto ai partecipanti, il Custode ha ricordato come Francesco continui a essere una presenza viva, soprattutto in questo anno che accompagna l’ottavo centenario della sua morte. “Il suo corpo riposa qui sotto, ma continua a sprigionare vita”, ha detto. La riflessione della veglia ha messo al centro le tante catene che possono imprigionare la vita: il bisogno di piacere agli altri, la paura del giudizio, l’ansia di prestazione, la convinzione che essere liberi significhi semplicemente fare ciò che si vuole. “Quanto sono pesanti queste prigionie, quanto sono pesanti queste catene”, ha sottolineato fra Marco, invitando i giovani a distinguere la libertà autentica dalle sue tante illusioni. Partendo dal racconto evangelico di Bartimeo, il cieco che getta via il mantello per andare incontro a Gesù, il Custode ha consegnato ai presenti una domanda da portare con sé durante l’incontro: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Un invito ad andare oltre i desideri più immediati e a riconoscere ciò di cui il cuore ha davvero bisogno.
Il cammino di Francesco. È la stessa domanda che, in qualche modo, ha accompagnato il cammino di Francesco. Da giovane aveva cercato riconoscimento e successo, fino a scoprire che la vera libertà passava attraverso il distacco e la fiducia in Dio. “Non perché non aveva più niente in quel momento, ma perché non gli mancava nulla”, ha ricordato fra Moroni, spiegando come Francesco avesse trovato un amore capace di liberarlo dal bisogno di possedere, apparire e dimostrare qualcosa.
“Perfetta letizia”. Il programma dei giorni successivi ha alternato laboratori esperienziali, momenti di preghiera, liturgie, catechesi e condivisione. Tra gli appuntamenti, la liturgia penitenziale presieduta dal vescovo di Assisi, mons. Felice Accrocca, la catechesi di suor Claudia Maria Grieco sulla “vera e perfetta letizia” e la veglia finale presieduta dal Ministro generale dei Frati Minori Conventuali, fra Carlos Trovarelli. Domenica 1° novembre, solennità di Tutti i Santi, la messa ha concluso l’esperienza.

(Foto S. Convento Assisi)
La voce dei giovani. Ma il cuore dell’incontro è stato soprattutto nei volti e nelle parole dei partecipanti. Due ragazze raccontano di essere arrivate ad Assisi attratte dalla figura di Francesco e dalla sua capacità di parlare ancora oggi alle nuove generazioni. “Ci colpisce pensare che un solo individuo sia riuscito a smuovere così tante persone e che, dopo ottocento anni, il suo messaggio sia ancora attuale, innovativo, fresco”. In un tempo segnato dalle guerre, dalle incertezze e dalle preoccupazioni per il futuro, le due giovani riconoscono nella scelta di Francesco una strada per imparare a essere più libere, anche dai condizionamenti esterni. “Da questa esperienza ci aspettiamo proprio questo: spezzare alcune catene”, spiegano, riferendosi ai pregiudizi, alle aspettative degli adulti e alla paura di non essere all’altezza. “Vorremmo imparare a essere davvero noi stesse, ad avere più fiducia in ciò che siamo”. Parole che restituiscono il volto di una generazione spesso non ascoltata, troppo facilmente raccontata attraverso le sue fragilità e contraddizioni. Eppure, quando le si offre uno spazio in cui potersi esprimere, emergono domande profonde, desiderio di autenticità e voglia di mettersi in gioco. È questo uno degli aspetti più belli che esperienze come “Giovani Verso Assisi” riescono a mostrare: il volto di tanti ragazzi che non cercano risposte preconfezionate, ma occasioni per confrontarsi, crescere e trovare qualcuno disposto ad ascoltarli senza giudicarli. Giovani che chiedono di essere accompagnati, non incasellati; riconosciuti, non definiti dai pregiudizi. Da Assisi ripartono con le loro domande e, forse, con qualche catena in meno e con il coraggio di scegliere di affidarsi a un legame che non imprigiona, ma rende liberi. Senza nulla, con tutto. Come Francesco, che dopo 800 anni continua a indicare una strada.

