Ogni anno a Gerusalemme, l’Assunzione di Maria al cielo in anima e corpo, viene celebrata con particolare solennità sia dai Latini (Cattolici) sia dai Greci (Ortodossi), la celebrazione nel calendario occidentale inizia alla sera del 14 agosto (primi vespri) e continua fino alla sera del 15 (secondi vespri); per chi segue invece il calendario giuliano la festa è invece quella del 28 agosto. È una solennità particolarmente importante per i cristiani di Terra Santa perché a Gerusalemme ci sono i due luoghi legati alla festa: quello della “dormizione” di Maria (cioè della sua morte) collocata sul Monte Sion a pochi passi dal Santo Cenacolo, e quello della sepoltura di Maria, che coincide anche col luogo della sua assunzione al Cielo in anima e corpo, ed è collocato a pochi metri dal Getsemani, dove è venerata la tomba di Maria.

Gerusalemme, abbazia del Monte Sion (Foto A. Sigilli)
Come latini la celebrazione è vissuta solennemente sia sul Sion, presso il santuario benedettino della Dormitio Mariae, sia al Getsemani nei santuari francescani dell’Orto degli Apostoli (la veglia del 14 notte), del Getsemani (la Messa dell’Assunta) e infine nella Grotta degli Apostoli con processione alla Tomba della Vergine (i secondi vespri del 15). Queste celebrazioni sono tutte molto suggestive e contengono sia un momento di ascolto della Parola di Dio e dei testi apocrifi che narrano il transito e l’assunzione al Cielo di Maria, sia momenti di preghiera, sia delle processioni con la statua di Maria dormiente (la sera del 14) e di Maria assunta al Cielo (il 15 al termine della Messa), sia di venerazione della tomba (il 15 sera dopo i secondi vespri).
I Greci scandiscono invece la celebrazione in tre tappe: il 25 agosto alle prime ore del mattino scendono in processione dal Patriarcato fino al Getsemani, portando l’icona della Vergine dormiente fino alla tomba di Maria. Due giorni dopo, il 27 agosto celebrano il “funerale della Vergine Maria” e il 28 agosto celebrano la solennità dell’Assunzione, rispettando la scansione temporale dell’apocrifo gerosolomitano sul transito (cioè sulla morte) di Maria, un testo che è costruito sul modello della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù, collocando l’assunzione di Maria al “terzo giorno”. In questo modo si comprende meglio perché la solennità dell’Assunta venga chiamata anche “la Pasqua di Agosto”.
Per noi Latini sono particolarmente significative le letture della Messa del 15 agosto; leggiamo infatti un brano tratto dal Libro dell’Apocalisse in cui ci viene presentato il segno della Donna che sta per partorire alla quale si contrappone un drago, dotato di una forza distruttrice violenta e terribile ma pur sempre limitata, che vorrebbe divorare il bambino appena nato. È un brano che possiamo leggere a vari livelli: la Donna può essere interpretata come la Chiesa ma anche come la Vergine Maria, il Figlio è certamente il Messia e la discendenza il nuovo popolo di Dio. Dietro la figura del Drago è facile intravedere il Male in tutte le sue personificazioni e con tutti i nomi coi quali è stato chiamato. La liturgia ci indica come segno speciale di sicura speranza e di consolazione (LG 68) che Dio ci ha donato la stessa Maria assunta al Cielo in anima e corpo.

Gerusalemme, Basilica dell’Agonia (Foto Custodia Terra Santa)
La lotta in cielo descritta dal presbitero Giovanni non è infatti lo spin-off di Guerre Stellari, ma la descrizione per immagini del tentativo continuo – peraltro frustrato – che il Maligno fa di sabotare la nascita di quel mondo nuovo, riconciliato e in pace voluto da Dio attraverso la nascita, dentro la nostra storia, del suo Figlio da Maria e il tentativo parallelo che il Maligno fa di sabotare la nascita di un’umanità nuova, destinata a non essere più schiava di “Babilonia” e del suo potere mostruoso, cioè delle leggi della violenza, della guerra, del mercato, della colonizzazione culturale, della mercificazione delle persone e di tutto ciò che è male mascherato da bene e motivato da pretesti politicamente corretti.
Noi oggi sentiamo che abbiamo bisogno di questo segno, che ci fa capire che il senso ultimo della nostra vita e della storia dell’intera umanità non è quello di essere trascinati in basso (come le stelle dalla coda del Drago) e travolti dai conflitti politici, economici, etnici e religiosi, ma è quello di essere portati in alto verso Dio (con ali d’aquila), verso un mondo che guardi alla Gerusalemme celeste, nella quale le porte sono sempre aperte e c’è posto per l’umanità intera finalmente riconciliata e pacificata nel sangue dell’Agnello, cioè nel dono di sé che il Cristo, il Figlio del Dio vivente, ha fatto nel mistero della sua Pasqua.
Maria stessa è per noi una profezia e la sua profezia riguarda la storia e il mondo in cui noi viviamo, con le sue dimensioni politiche, economiche, culturali e religiose. Non a caso la supplica che viene rivolta a Maria nella basilica del Getsemani, per ottenere il dono della pace, è una supplica nella quale chiediamo che si realizzi la sua profezia, quella cantata nel Magnificat, che è in sintonia con la profezia del suo Figlio, proclamata nelle Beatitudini: “che i superbi siano dispersi / nei pensieri del loro cuore; / che i potenti siano rovesciati dai troni, / e finalmente innalzati gli umili; / che siano ricolmati di beni gli affamati, / che i pacifici siano riconosciuti come figli di Dio / e i miti possano ricevere in dono la terra”.
Nella solennità dell’Assunta, chiediamo perciò con fede che il desiderio di Dio sul suo popolo e sull’umanità intera si realizzi: che non abbiano più potere coloro che vogliono imporsi sugli altri con la violenza e coloro che vogliono imporre agli altri con la violenza la propria politica, la propria economia, la propria cultura, la propria religione. Che i semplici, i piccoli, gli emarginati possano vivere in pace e gli ostaggi e i prigionieri delle sessanta (troppe) guerre ancora attive tornare alle proprie famiglie. Che non ci sia più gente che muore di fame per l’ingiustizia economica e per la guerra e che non ci sia più chi usa l’economia per ridurre gli altri in schiavitù e la fame per togliere agli altri la dignità e la libertà. Che coloro che operano per la pace non siano più considerati degli ingenui e degli illusi, perché essi sognano il sogno di Dio. Che la terra non sia più oggetto di contesa e di guerra, ma la possano ricevere in dono i miti, che sanno accoglierla come un dono e sono disposti prendersene cura anziché a occuparla e conquistarla.
Infine, questa festa mariana getta un ponte anche verso il mondo ebraico e musulmano: verso i primi perché Maria è la figlia di Sion che canta in sintonia con le grandi donne dell’Antico Testamento (Miriam, Anna, Giuditta); e verso i secondi perché è la donna da essi più venerata, più volte citata nel Corano (34 volte e le è dedicata l’intera Sura XIX “Maryam”), l’unica ad essere chiamata per nome, venerata come la madre di Gesù, la totalmente pura, la degna di fede e veritiera, la consacrata, e il modello dei credenti.
(*) Custodia di Terra Santa

