Pace, sinodalità ed evangelizzazione alla sessione autunnale della Conferenza episcopale degli Stati Uniti

L’arcivescovo Timothy P. Broglio, ordinario militare e presidente dei vescovi Usa, nella messa di inizio celebrata nella Basilica dell'Assunzione della Beata Vergine Maria di Baltimora, la prima cattedrale cattolica del Paese, ha chiesto di pregare per la pace e la riconciliazione, particolarmente in Medio Oriente ricordando che “la sofferenza e la morte di innocenti da entrambe le parti continua a inorridire tutte le persone di buona volontà”

(Foto USCCB)

(da New York) Si è aperta all’insegna della pace, della sinodalità e dell’evangelizzazione, la sessione autunnale della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, che si sta tenendo a Baltimora fino al 16 novembre.

L’arcivescovo Timothy P. Broglio, ordinario militare e presidente dei vescovi Usa, nella messa di inizio celebrata nella Basilica dell’Assunzione della Beata Vergine Maria di Baltimora, la prima cattedrale cattolica del Paese, ha chiesto di pregare per la pace e la riconciliazione, particolarmente in Medio Oriente ricordando che “la sofferenza e la morte di innocenti da entrambe le parti continua a inorridire tutte le persone di buona volontà”. Anche nel suo discorso di apertura Broglio è tornato sul Medio Oriente richiamando “il diritto di Israele ad esistere e a godere di un posto tra le Nazioni”, aggiungendo che anche i palestinesi “che rappresentano la maggioranza dei cristiani in Terra Santa, hanno diritto a una terra che sia loro”. Un diritto che i vescovi americani implorano come fa da tempo la Santa Sede. Il pensiero di Broglio va anche al Libano che “si è fatto carico da tempo del peso di milioni di rifugiati” e alla Siria “dimenticata nelle deliberazione dei potenti”. Il presidente dei vescovi americani valutando le sanzioni applicate dagli Usa, ne sottolinea l’inefficacia perchè la classe dirigente continua ad avere “ciò di cui ha bisogno e i poveri non riescono a trovare il carburante per cucinare un pasto o mettere in moto un veicolo”. Serve quindi una soluzione, non solo da pregare, ma da attuare. Ucraina, Nicaragua, Myanmar e Africa sono stati gli altri fronti citati da Broglio

Il tema della sinodalità è stato centrale nel discorso del cardinale Christophe Pierre, nunzio apostolico negli Stati Uniti, che ha incoraggiato la gerarchia statunitense ad abbracciare una Chiesa in ascolto anche se i risultati di questo processo sono incerti e modellati dalle storie di coloro le cui esperienze differiscono dalle loro. “Dobbiamo avere il coraggio di ascoltare il punto di vista delle persone, anche quando tali prospettive contengono errori e incomprensioni”, ha affermato Pierre, spiegando che “se rimaniamo in cammino con le persone, il momento dell’illuminazione arriverà come opera della grazia di Dio”. Il nunzio ha riconosciuto che il processo sinodale ha sollevato preoccupazioni tra alcuni leader della Chiesa. “Potremmo aver avuto paure o ansie riguardo a questo sinodo, soprattutto se ci fossimo concentrati su una particolare ‘agenda’ o ‘idea’, sia negativa che positiva”, ha continuato il nunzio, ribadendo che “ non è questo il significato della sinodalità”, che mira invece all’evangelizzazione del mondo di oggi, che ha un così disperato bisogno del Vangelo della speranza e della pace”.

Nel suo discorso di indirizzo l’arcivescovo Timothy Broglio, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, che ha partecipato al Sinodo il mese scorso, ha dichiarato che la Chiesa negli Stati Uniti è già sinodale e ha citato le riunioni regolari dei vescovi, dei consigli pastorali diocesani e le commissioni della Conferenza episcopale. “Anche se è vero che solo i vescovi membri votano, lo fanno dopo un intenso scambio tra tutti i partecipanti” ha sottolineato l’arcivescovo citando anche diversi programmi che “contribuiscono alla nuova evangelizzazione”, tra cui Focus, Evangelical Catholic e Reach More, senza escludere che possano essere necessarie nuove strutture o modalità di consultazione dei fedeli laici. L’iniziativa di risveglio eucaristico attuata negli ultimi anni dalla Chiesa statunitense, pur criticata per i costi, ha fatto nascere vari incontri locali che hanno aiutato una nuova comprensione del sacramento.

L’unità è stato invece un tema trasversale della giornata. Il cardinale Pierre ha dichiarato che i cattolici hanno bisogno che i vescovi “siano uniti gli uni agli altri” Hanno bisogno di vedere come la nostra diversità, armonizzata, mostra la bellezza della Chiesa e della fede cattolica”. Anche Broglio ha parlato di unità nel suo intervento, pur riconoscendo che forse non esiste un unico approccio all’evangelizzazione. “Possiamo avvicinarci alla missione in modi diversi, ma siamo convinti che il nostro mandato è portare tutti a un’esperienza di Gesù Cristo, che non lasci nessuno indifferente o uguale”, ha detto il presidente dei vescovi.

Pesa sulla plenaria la decisione di papa Francesco, presa domenica scorsa, di sollevare dal governo pastorale della diocesi di Tyler, in Texas, il vescovo Joseph E. Strickland, dopo una visita apostolica di mesi a conclusione della quale era stata raccomandata al papa proprio la rimozione del presule. Strickland, particolarmente critico delle posizioni dottrinali di Papa Francesco non era presente alla plenaria, ma è stato intravisto a Baltimora da vari giornalisti, convinti che l’influenza del vescovo texano continuerà in una comunità più allargata, quella dei social, che non conosce confini e giurisdizioni. Oggi al centro dell’assemblea ci sarà la revisione della lettera pastoraleForming Consciences for Faithful Citizenship sull’impegno dei cattolici americani in vista delle elezioni del 2024.

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