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Papa Francesco: “Preghiamo per la pace, Israele e Palestina siano due Stati”

Papa Francesco ha dedicato l'udienza di oggi alle tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Alla fine, un ennesimo appello per la pace e l'auspicio, per Israele e Palestina, della soluzione dei due Stati

(Foto Vatican Media/SIR)

“Il pensiero va alla martoriata Ucraina, alla Palestina, a Israele, al Myanmar, che sono in guerra, e a tanti altri Paesi”. Lo ha detto, a braccio, Papa Francesco, al termine dell’udienza di oggi, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana. ”La guerra sempre è una sconfitta”, ha ribadito sempre a braccio: “Quelli che guadagnano di più sono i fabbricatori delle armi”. “Per favore, preghiamo per la pace!”, l’appello: “Preghiamo per la martoriata Ucraina, soffre tanto, tanto. I soldati giovani vanno a morire. Preghiamo anche per il Medio Oriente, per Gaza, si soffre tanto lì nella guerra.

Preghiamo per la pace fra Palestina e Israele, che siano due Stati, liberi e con buoni rapporti.

Preghiamo per la pace”.

 “C’è nel cuore di ogni uomo e donna la capacità di ricercare il bene”, l’esodio della catechesi, dedicata alle tre virtù teologali: fede, speranza e carità. “Nelle scorse settimane abbiamo riflettuto sulle virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza”, ha ricordato Francesco: “queste quattro virtù appartengono a una sapienza molto antica, che precede anche il cristianesimo. Già prima di Cristo si predicava l’onestà come dovere civile, la sapienza come regola delle azioni, il coraggio come ingrediente fondamentale per una vita che tende verso il bene, la moderazione come misura necessaria per non essere travolti dagli eccessi. Questo patrimonio, tanto antico, dell’umanità non è stato sostituito dal cristianesimo, ma messo bene a fuoco, valorizzato, purificato e integrato nella fede”. “Lo Spirito Santo è donato perché chi lo accoglie possa distinguere chiaramente il bene dal male, avere la forza per aderire al bene rifuggendo dal male e, così facendo, raggiungere la piena realizzazione della fede”, ha osservato il Papa: “ Ma nel cammino verso la pienezza della vita, che appartiene al destino di ogni persona, il cristiano gode di una particolare assistenza dello Spirito di Gesù Cristo”, tramite le tre virtù teologali, “prettamente cristiane, che sono ricevute nel battesimo e nello Spirito Santo”.

 “Il cristiano non è mai solo.

Compie il bene non per un titanico sforzo di impegno personale, ma fa il bene perché, come umile discepolo, cammina dietro al Maestro Gesù”, la precisazione di Francesco a proposito delle tre virtù teologali, che “fondano, animano e caratterizzano l’agire morale del cristiano”. “Mentre il rischio delle virtù cardinali è quello di generare uomini e donne eroici nel compiere il bene, ma tutto sommato soli, isolati, il grande dono delle virtù teologali è l’esistenza vissuta nello Spirito Santo”, ha puntualizzato Francesco a proposito di fede, speranza e carità, “che sono il grande antidoto all’autosufficienza”. “Quante volte certi uomini e donne moralmente ineccepibili corrono il rischio di diventare, agli occhi di chi li conosce, presuntuosi e arroganti!”, ha esclamato il Papa: “È un pericolo davanti al quale il Vangelo ci mette sempre in guardia”.

“La superbia è un veleno potente:

ne basta una goccia per guastare tutta una vita improntata al bene”, il monito: “Una persona può avere compiuto anche una montagna di opere benefiche, può aver mietuto riconoscimenti ed encomi, ma se tutto ciò l’ha fatto solo per sé, per esaltare sé stessa, può dirsi ancora una persona virtuosa? No! “.

 “Quando l’io è al centro, si rovina tutto!”,

il grido d’allarme a braccio: “Il bene non è solo un fine, ma anche un modo. Il bene ha bisogno di tanta discrezione, di molta gentilezza. Il bene ha bisogno soprattutto di spogliarsi di quella presenza a volte troppo ingombrante che è il nostro io”. “Se ogni azione che compiamo nella vita la compiamo solo per noi stessi, è davvero così importante questa motivazione?”, si è chiesto il Papa: “L’io si impadronisce di tutto e così nasce la superbia”. “Per correggere tutte queste situazioni che a volte diventano penose, le virtù teologali sono di grande aiuto”, la tesi di Francesco: “Lo sono soprattutto nei momenti di caduta, perché anche coloro che hanno buoni propositi morali a volte cadono. Tutti cadiamo nella vita, siamo peccatori. Come anche chi si esercita quotidianamente nella virtù a volte sbaglia, tutti sbagliamo nella vita: non sempre l’intelligenza è lucida, non sempre la volontà è ferma, non sempre le passioni sono governate, non sempre il coraggio sovrasta la paura. Ma se apriamo il cuore allo Spirito Santo, il maestro interiore, egli ravviva in noi le virtù teologali: allora, se abbiamo perso la fiducia, Dio ci riapre alla fede, con la forza dello Spirito; se siamo scoraggiati, Dio risveglia in noi la speranza; se il nostro cuore si è indurito, Dio lo intenerisce col suo amore”.

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