Gmg Lisbona. Caputo (Cvs): “Con i ‘piccoli’, prediletti da Gesù, all’insegna dell’umanità e della fede”

L’entusiasmo e la spontaneità di una fede semplice – e per questo trainante - che spinge ad abbandonare le sovrastrutture mentali e a tornare all’essenzialità del Vangelo. L’esperienza della Gmg vissuta dal gruppo internazionale del Cvs, composto da giovani con disabilità e ragazzi normodotati. Parole d'ordine: umanità, fede, inclusione

foto CVS

Sono arrivati in 157, da diversi Paesi del mondo, per vivere la Gmg all’insegna della fede e dell’inclusione. Un gruppo internazionale formato da giovani normodotati e disabili che fa parte del Cvs (Centro volontari della sofferenza) fondato nel 1947 dal beato Luigi Novarese, il cui responsabile è il sacerdote polacco don Wojciech Grzegorek. Del gruppo fanno parte 2 colombiani, 5 camerunensi, 2 togolesi, 55 polacchi, 35 portoghesi legati alla Casa di Fatima, 45 italiani: 17 del Nord e 28 tra i Cvs di Bari e di Napoli, e 13 Silenziosi operai della croce, i consacrati che seguono il Cvs.

Il gruppo italiano, racconta al Sir Annalisa Caputo, docente di filosofia all’Università di Bari e responsabile dei pellegrini della diocesi di Bari-Bitonto, comprende diverse persone con disabilità motorie, giovani con ritardi intellettivi, un paio con disturbi dello spettro autistico e una persona cieca. Annalisa si definisce “animatrice”, non “volontaria”. “All’interno del Cvs – spiega – i volontari sono, paradossalmente, le persone con disabilità; sono infatti loro i promotori dell’apostolato e della missione”.

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L’edizione di Lisbona è solo l’ultima di una lunga serie: “Come Cvs internazionale abbiamo partecipato a tutte le Gmg con persone con disabilità fisiche. Da Cracovia in poi abbiamo iniziato ad accompagnare un numero importante di persone con disabilità intellettive; per loro si tratta della terza Gmg”. Il gruppo italiano è partito all’alba del 1° agosto dall’aeroporto di Bari, tra l’entusiasmo di alcuni ragazzi alla prima esperienza di volo, destinazione Fatima. Il programma iniziale prevedeva di trasferirsi oggi a Lisbona, ma poi, spiega Annalisa, “saputo che il Papa sarebbe venuto sabato mattina a Fatima abbiamo deciso di aspettarlo qui. Poi ci sposteremo a Lisbona”. A Fatima il gruppo si appoggia presso il Centro Francisco e Jacinta Marto, fondato dal beato Novarese per gettare anche in Portogallo un seme del Cvs, e del quale si occupano i Silenziosi operai della croce.

“La particolarità di questa Gmg – spiega ancora Annalisa – è che, a differenza delle precedenti, abbiamo con noi molti genitori; quest’anno i ragazzi il percorso lo stanno facendo soprattutto con le famiglie vivendo

la bellezza di sentirsi una grande famiglia di famiglie.

Un pellegrinaggio di umanità e di fede nel quale la gioia di esserci si mescola con le lacrime, i timori, la sofferenza di queste mamme e di questi papà che pensano al presente ma anche al futuro dei propri figli”.

L’esperienza si snoda secondo lo stile degli esercizi spirituali che ogni estate gli animatori del Cvs vivono con i ragazzi. Come l’intensa mattinata di ieri nel piccolo santuario de Nossa Senhora da Ortiga, vicino a Fatima, scandita da rosario, adorazione silenziosa di oltre un’ora e confessioni. “Abbiamo preferito vivere questo momento più intimo lontano dalla folla e nel luogo in cui si recavano i tre pastorelli – sottolinea Annalisa -. Naturalmente rendendo tutto a misura dei ragazzi, facendoli sentire protagonisti con l’aiuto di molta gestualizzazione e di disegni. Per loro è stato un momento spirituale di grande intensità. Forse dei giovani normodotati ci sarebbero stancati, loro no”.

L’adorazione e la confessione si svolgono infatti con modalità particolari: “Durante l’adorazione mettiamo una lieve musica di sottofondo e ognuno di loro si avvicina al Santissimo rimanendo qualche minuto a tu per tu con il Signore. C’è chi si inginocchia, chi lo tocca, chi gli dà un bacio.

Tutti sentono la presenza viva di Gesù, e si esprimono come sanno e come possono”.

Ed è proprio questa fede semplice e spontanea, “vissuta più con il cuore che con la testa”, ad essere trainante, a “spingere i loro coetanei normodotati, spesso chiusi in sé stessi, ad abbandonare le proprie sovrastrutture e ad abbassare le difese. Quante lacrime abbiamo visto in questi giovani, riusciti finalmente ad abbattere un muro interiore”, racconta ancora Annalisa.

Momento di profonda intimità con il Signore, la confessione è vissuta dai ragazzi con naturale riserbo; i genitori lasciano allora il posto agli animatori:

“Diamo loro dei fogli con alcuni disegni e degli stimoli, chiedendo qual è la cosa più bella da dire a Gesù e anche quello che, secondo loro, lo rende triste”.

Quanto riescono ad esprimere “lo scriviamo brevemente su un foglietto che poi, soli davanti al sacerdote, gli consegnano. Il confessore dialoga con loro per quanto è possibile, e alla fine strappa il ‘foglietto dei peccati’ dando loro una candela, secondo la bellissima usanza di questo santuario, che accenderanno insieme ai genitori”. Un’esperienza “forte” che si conclude con le confessioni di questi ultimi.

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Ieri pomeriggio nel santuario di Fatima i ragazzi hanno visto il luogo dove Maria è apparsa ai tre pastorelli; oggi spazio alla “giornata missionaria”. “Ci chiederemo: quando torneremo a casa, a chi porteremo tutto quello che abbiamo ricevuto in questi giorni?”. Nel pomeriggio il gruppo raggiungerà le rive dell’oceano per concludere la giornata “con lo sguardo aperto sull’infinito”. Chiediamo ad Annalisa che cosa le lascia l’esperienza di accompagnare i ragazzi con disabilità in questi percorsi di fede e inclusione:

“E’ un ritorno all’essenzialità e alla concretezza della fede. Loro sono i ‘piccoli’ del Vangelo, i prediletti di Gesù”.

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