Cardinale Dell’Acqua. Mons. Sapienza: “Ha profondamente e sinceramente amato Roma”

Nel suo ultimo libro, mons. Sapienza traccia un ritratto del cardinale Angelo Dell'Acqua, vicario del Papa per la diocesi di Roma dal 1968 al 1972. "Un cardinale buono, sorridente, un cardinale popolare", che già da allora auspicava per la Chiesa romana "un cambiamento di mentalità"

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Un cardinale che ha profondamente e sinceramente amato Roma, che pur non essendo la sua diocesi di provenienza è diventata la sua diocesi d’elezione. È’ il ritratto del cardinale Angelo Dell’Acqua, per un lustro – dal 1968 al 1072 – vicario della “diocesi del Papa”, così come emergine dalle pagine di “Angelo Dell’Acqua. Cardinale vicario” (Edizione Viverein), a cura di mons. Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia. “Operare in semplicità, con fede e guidato dalla carità”, il monito del servizio di Dell’Acqua, chiamato da Paolo VI ad essere Vicario per Roma secondo il Concilio, per “un nuovo periodo per la vita pastorale di Roma”. “Amava e si faceva amare”, sottolinea l’autore del volume: “E farà presto l’esperienza che

Roma ha bisogno di un governo chiaro, innovatore e forte. Si trattava di creare un nuovo clima di fiducia tra il clero romano e il Vicariato. E Dell’Acqua intendeva fare il Vescovo ed essere un personaggio pubblico, non solo amministrare gli affari diocesani”.

“Un cardinale buono, sorridente; un cardinale popolare”, prosegue mons. Sapienza: “un cuore senza inganni, che sapeva amare senza finzioni, che sapeva servire senza interessi personali”. In una sua relazione del 1979, Dell’Acqua traccia un ritratto della diocesi di Roma che suona ancora attuale, ripensata alla luce del magistero di Papa Francesco:

“La situazione in cui ci troviamo esiste da noi una conversione, un cambiamento di mentalità.

Finora la cura pastorale si è mossa sugli stessi binari. Bastava fare come si è sempre fatto. Oggi non è più così. Viviamo in un mondo in rapida trasformazione. Molti degli uomini moderni sentono meno il bisogno di Dio; anzi talvolta non lo sentono affatto”. All’insegna dell’ascolto, parola che richiama l’attuale fase del Sinodo universale voluto da Bergoglio sulla sinodalità, le parole rivolte al presbiterio romano:

“Ascoltiamoci serenamente, sforziamoci di andare in cerca di quello che ci unisce, di quello che può essere di spunto all’altro per allargare i propri orizzonti; vagliamo insieme, con serenità, senza posizioni aprioristiche, il pensiero e le esperienze di ciascuno per costruire, per andare avanti, per non lasciarsi sclerotizzare, per non esser né uomini che non sono capaci di far altro che rimpiangere il passato né quelli che nel passato non sanno trovare nulla di buono. Il nostro impegno è questo: costruire qualcosa di nuovo, ma su un glorioso passato, adeguandolo ai bisogni attuali”.

In tempi di contestazioni giovanili e manifestazioni studentesche, Dell’Acqua non ha paura del confronto con i giorni, anzi ne faceva spesso un destinatario privilegiato della costruzione del futuro, con indicazioni ferme e ben precise sul loro ruolo nella società e il loro contributo alla trasformazione del mondo: “Io non ho paura della vostra contestazione, ma a una condizione: che sia positiva, non negativa. Non dev’essere sovvertitrice.

Non bisogna tirare un tratto di penna su tutto il passato”.

Parola d’ordine, fiducia: “Fatevi onore, miei diletti giovani: vi dirò chiaramente che si deve aver fiducia in voi, perché i giovai sono fondamentalmente buoni e generosi: vanno, però, compresi nei loro legittimi desideri; tempestivamente ascoltati e convenientemente guidati, essi sanno dar prova della loro buona volontà e sinceri propositi”. “Un cardinale popolare”: così Ugo Poletti, all’epoca suo ultimo collaboratore in diocesi, definisce Angelo Dell’Acqua. “Aveva aperto una via, aveva iniziato un dialogo, aveva incoraggiato speranza, in una interpretazione pastorale nuova della Chiesa di Roma. Sapeva di aver compiuto un passo irreversibile e non se ne era mai pentito. Compì cioè un passo decisivo nel condurre la Chiesa di Roma ad assumere gradualmente il volto di una comunità viva, impegnata, corresponsabile attorno al suo Vescovo: il Papa”.

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