Edith Stein. Doctor veritatis, testimonianza di verità

Giovanni Paolo II volle proclamare nel 1999 Edith Stein patrona d’Europa: oggi veglia su di noi in tempi cruciali. Quale il carisma, il sigillo che l’Altissimo volle riservarle? La realtà dei fatti, il suo percorso di vita, il lascito di pensatrice fenomenologa e teologa non lasciano dubbi: la verità. Flusso carismatico che attualmente può riversarsi su di noi. Ancora oggi, non solo la sua testimonianza di verità si staglia sulla tragica menzogna di Auschwitz, ma l’inesausta indagine di ricercatrice e di adoratrice della Verità scuote metodi e pensatori odierni che indagano sulla coscienza

(Foto: ANSA/SIR)

Giovanni Paolo II volle proclamare nel 1999 Edith Stein patrona d’Europa: oggi veglia su di noi in tempi cruciali.

Quale il carisma, il sigillo che l’Altissimo volle riservarle?

La realtà dei fatti, il suo percorso di vita, il lascito di pensatrice fenomenologa e teologa non lasciano dubbi: la verità. Flusso carismatico che attualmente può riversarsi su di noi.

Edith apprese l’amore per la verità, un’autentica sete, dal suo nucleo familiare, dalla madre profondamente ebrea che vegliava sulla famiglia.

Anche a scuola Edith ne avvertì il richiamo, condiviso con l’amica Kaethe, iniziò così a dipanarsi un filo che avrebbe percorso tutta la sua, non facile, esistenza.

Le ondate che venivano a colpire la sua mentalità erano forti e burrascose ma la sua perspicace intelligenza non poteva accontentarsi di succedanei o di superficiali risposte.

L’urto della letteratura contemporanea rivelò quanto di morboso e di negativo poteva essere presente nello slancio vitale e intellettuale dei giovani universitari, suscitando in lei un rifiuto e uno sguardo negativo sulla società e sul suo futuro, vinto durante un concerto nell’ascolto della Cantata di Bach “Ein feste Burg”.

Sempre la sete della verità martellava la riflessione filosofica e il vivere quotidiano ed Edith rispondeva con perseveranza nella ricerca.

Quando conobbe la fenomenologia di Husserl, Edith incontrò il “regno della verità” e si inoltrò in un percorso universitario senza tentennamenti. Da una deposizione ai Processi sappiamo che sul frontone dell’Università di Friburgo si leggeva “La verità vi farà liberi” ma il commento da carmelitana fu eloquente: “Ahimè, quando si pensa a ciò che lì è apprezzato e spacciato per verità, c’è da rimanere molto tristi! Cotesti maestri tanto elogiati non potranno mai rendere liberi gli uomini”.

Intenso e molto duro fu il lavoro per la dissertazione di laurea dedicato alla “Einfühlung”, alla empatia, ancor oggi riconosciuto come un capolavoro che aprì la strada ad una ricerca condotta con il metodo fenomenologico che giungeva fino alle radici della coscienza umana.

Sempre la verità tornava e ritornava a scuotere la giovane fenomenologa, ma le sembrava di vivere nell’oscurità, senza percepire una luce da cui la verità sarebbe germinata libera e indiscussa.

Frau Doktor Edith Stein non poteva prevedere che cosa le sarebbe capitato, meglio ad esperienza vissuta, Chi avrebbe fatto irruzione in lei: la Verità, il Signore Gesù.

Aldolf Reinach, fenomenologo, docente, suo mentore e maestro, era perito in battaglia durante la Prima Guerra mondiale. Edith diretta a Bergzabern, alla tenuta degli amici fenomenologi Martius, fece visita alla vedova Reinach. Sappiamo dalla testimonianza ai Processi di Pauline Reinach, sorella del defunto e poi monaca benedettina, che, lasciando la loro casa, Edith fu invitata a scegliere un libro dalla biblioteca. Scelse “Vita di Teresa di Gesù”.

I coniugi Martius si assentarono per prendere parte ad un matrimonio ed Edith si immerse nella lettura: “Nell’estate del 1921 mi capitò tra le mani la Vita della nostra santa madre Teresa … e pose fine alla lunga ricerca della vera fede”.

L’irruzione segnò il varco dalla verità alla Verità.

La ricercatrice della verità ora veniva illuminata da una luce inedita e nuova. Più tardi scriverà: “Dio è la verità. Chi cerca la verità cerca Dio, lo sappia o no”.

Tutta la sua preparazione fenomenologica venne messa in gioco e Edith entrò in contatto con tutta la tradizione della Chiesa e i pensatori del suo tempo.

Sempre scorrendo sul filo della Verità che ormai la abitava.

Ancora oggi, non solo la sua testimonianza di verità si staglia sulla tragica menzogna di Auschwitz, ma l’inesausta indagine di ricercatrice e di adoratrice della Verità scuote metodi e pensatori odierni che indagano sulla coscienza. Un solo esempio possa bastare: M. Bitbol e la neurofenomenologia.

Si intravvede quindi come Edith Stein si possa riconoscere come Dottore della Chiesa con un titolo che esprima tutta se stessa:

Doctor Veritatis.

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