Vangelo di domenica 26 settembre: no all’ideologia dell’esclusione

Secondo le credenze ebraiche, si poteva risorgere solo se sepolti sotto terra; ragion per cui, morire in mare ed essere trattenuto a fondo da una macina è la più alta condanna espressa da Gesù, insieme con l’"essere gettato nella Geènna": il burrone della discarica dei rifiuti di Gerusalemme, dove ardeva continuamente il fuoco. Se sei consapevole che il tuo cammino, così come le tue azioni, ricalcano questi atteggiamenti, affrettati a tagliarli in modo radicale dalla tua vita, per il tuo bene personale e per quello dei fratelli.

Nelle letture che la liturgia propone alla nostra riflessione, si riscontra un parallelismo tra quanto raccontato all’interno della Prima lettura e il Vangelo. Gesù ha donato ai suoi Apostoli il potere di liberare il cuore dell’uomo dai demoni, che non permettono di ascoltare e accogliere la Sua parola. L’uomo denunciato dall’apostolo Giovanni agiva anch’esso nel nome del Signore, compiendo le medesime azioni a cui erano stati chiamati i discepoli. Questa persona, però, non era da loro gradita: non per il fatto che, pur agendo nel nome di Gesù, manifestava contrarietà al Suo insegnamento, ma perché non apparteneva alla cerchia dei dodici. Viene narrato dunque un atteggiamento da sempre presente nelle comunità cristiane: l’esclusività.

Pur agendo tutti nel nome di Gesù, pur perseguendo le stesse finalità, regna una incomprensibile gelosia da cui prende vita il sentimento dell’esclusiva appartenenza, fonte di brutta contrapposizione tra le parrocchie dello stesso paese, tra le associazioni cristiane, addirittura tra il clero. La Chiesa, anche se nata dall’azione dello Spirito Santo, che è amore, nel vissuto delle sue comunità rischia poi di contraddire il suo essere, perseguendo l’ideologia dell’esclusione. Molto spesso, escludere l’altro, consiste nell’innalzarsi su di esso, denigrandolo.

La gente semplice, i poveri, osservando questa realtà nelle comunità cristiane, ne rimangono scandalizzati. Proprio per questo motivo le parole di Gesù, oltre a essere perentorie, assumono un tono duro e grave: “È molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare”. Secondo le credenze ebraiche, si poteva risorgere solo se sepolti sotto terra; ragion per cui, morire in mare ed essere trattenuto a fondo da una macina è la più alta condanna espressa da Gesù, insieme con l’”essere gettato nella Geènna”: il burrone della discarica dei rifiuti di Gerusalemme, dove ardeva continuamente il fuoco. Se sei consapevole che il tuo cammino, così come le tue azioni, ricalcano questi atteggiamenti, affrettati a tagliarli in modo radicale dalla tua vita, per il tuo bene personale e per quello dei fratelli.

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