Futuro più fraterno

Il viaggio apostolico di papa Francesco in Iraq è certamente un evento storico sotto tanti punti di vista ed è presumibile che segnerà la storia prossima e futura non solo dei rapporti interni alle chiese cristiane di diversa confessione o dei rapporti interreligiosi, in particolare tra cristiani e musulmani, ma gli stessi rapporti politici e istituzionali a livello internazionale, a partire da quella nazione in cui i conflitti si sono manifestati e sono esplosi in maniera così lacerante in uno scacchiere in continua tensione e in sempre problematica evoluzione.

(Foto Vatican Media/SIR)

Il viaggio apostolico di papa Francesco in Iraq è certamente un evento storico sotto tanti punti di vista ed è presumibile che segnerà la storia prossima e futura non solo dei rapporti interni alle chiese cristiane di diversa confessione o dei rapporti interreligiosi, in particolare tra cristiani e musulmani, ma gli stessi rapporti politici e istituzionali a livello internazionale, a partire da quella nazione in cui i conflitti si sono manifestati e sono esplosi in maniera così lacerante in uno scacchiere in continua tensione e in sempre problematica evoluzione. Seguendo il papa nei suoi spostamenti in luoghi e comunità tutti fin troppo tristemente noti eppure così pronti e accoglienti verso parole di riconciliazione e di fiducia, si è avuta chiara la percezione di un passaggio provvidenziale che, pur preparato con ogni cura e attenzione e comunque non mancando di rischi ad ogni livello, ha posto e alimentato elementi importanti, anzi fondamentali, per il risanamento e la ricostruzione. Ritrovarsi tutti, con papa Francesco – lì genti e popoli diversi, culture e religioni differenti e da qui, come sinceramente partecipi verso un luogo guardato “da tutto il mondo” – nella “terra di Abramo” ha infuso una sensazione particolare, quasi un ritorno alle origini di una storia di alleanza e di salvezza che interessa tutti i credenti ma anche tutti i popoli. La valenza prima di tutto “umana” di questo viaggio “straordinario” – come l’ha voluto ben definire il direttore dei media vaticani – è apparsa chiaramente in alcuni tra i gesti più eloquenti di vicinanza alla gente e alle persone più duramente colpite, dal sostare insieme nei luoghi più atrocemente e follemente distrutti dal più cieco estremismo; la valenza “cristiana” nell’affettuoso e ripetuto incoraggiamento alla misericordia e alla fortezza della fede; la valenza “ecumenica” nell’offrire occasione di rispettoso e amabile incontro a confessioni e tradizioni diverse (in particolare alla Chiesa di rito caldeo); la valenza “interreligiosa” – quella forse più éclatante – nei dialoghi amichevoli e costruttivi con le autorità civili e religiose (compresa la più alta e riconosciuta) di uno stato a grande maggioranza sciita e con l’orientamento, ribadito da ambo le parti di camminare con convinzione verso una vera fratellanza universale. Non va dimenticato che questo viaggio e questi incontri, ufficiali o particolari, sono stati preparati da un paziente e umile lavoro di tessitura da parte delle rispettive ambasciate e di rappresentanti personali del papa, denotando dunque una volontà già radicata e producendo – anche se non ancora documenti pubblici – la decisione di altri incontri anche a Roma. Un grazie agli strumenti di comunicazione che hanno permesso di seguire costantemente e puntualmente tutti i momenti del viaggio. Ai grandi media, giornali e tv, che hanno dato risalto all’evento e, per parte nostra, grazie all’agenzia Sir, a Vatican News e a “Tornielli seguito papale”, che ci hanno permesso di rilanciare in tempo reale sui nostri social i loro preziosi tweet e video.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

 

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