Carlo Acutis. Mons. Sorrentino: “Ci ha insegnato che si può vivere sulla terra abitati dal cielo”

È morto a soli 15 anni, eppure nel breve tempo che ha avuto a sua disposizione ha lasciato un segno, tanto che Papa Francesco, nella "Christus vivit", lo ha proposto ai giovani come modello di santità dell’era digitale. Innamorato dell'Eucaristia, sapeva riconoscere Cristo nel volto dei poveri non limitandosi all’attenzione premurosa ma cercando di entrare in amicizia con loro. Questi sono alcuni dei tratti di Carlo, che sarà beatificato, oggi 10 ottobre, ad Assisi. Della sua figura parliamo con l'arcivescovo-vescovo Domenico Sorrentino

(Foto: diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo tadino)

È arrivato il grande giorno. Oggi, 10 ottobre, ad Assisi, sarà beatificato Carlo Acutis, il ragazzo morto il 12 ottobre 2006 per una leucemia fulminante, proposto da Papa Francesco, nell’esortazione apostolica post-sinodale “Christus vivit”, come modello per un uso positivo dei nuovi mezzi di comunicazione. Dal 6 aprile 2019 i resti mortali del giovane riposano nel santuario della Spogliazione ad Assisi. Sulla sua figura riflettiamo con mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Oggi sarà beatificato Carlo Acutis. Solo una settimana prima Papa Francesco ha firmato ad Assisi l’enciclica sociale “Fratelli tutti”. Benché giovanissimo, Carlo aveva ben capito che siamo tutti fratelli, tanto da avere un grande amore per i poveri…

Sì, lo aveva proprio capito, credo partendo dalla sua grande devozione eucaristica. Era un innamorato dell’Eucaristia. Gli occhi puntati su Cristo come “pane spezzato” educarono il suo cuore a riconoscere il volto di Cristo nei poveri, come l’enciclica “Fratelli tutti” ci invita a fare. Proprio per questo riconoscimento di Cristo nei poveri, Carlo non si limitava, verso di loro, all’attenzione premurosa – per quello che era possibile alla sua età e alla sua condizione di vita – ma cercava di entrare in amicizia con loro.

Una carità, la sua, non circoscritta all’elemosina ma intrisa di condivisione.

I poveri, come Papa Francesco spesso ci ricorda, hanno innanzitutto bisogno di essere guardati negli occhi, di essere riconosciuti come persone, anzi, come fratelli.

Come ha sottolineato lei, Carlo aveva un amore grandissimo per l’Eucaristia, tanto da aver ideato la mostra sui miracoli eucaristici che ha attraversato i cinque continenti…

La mostra sui miracoli eucaristici fu un suo impegno appassionato. Aveva un senso così vivo della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, da farsene apostolo. Di qui la sua meticolosa indagine sui tanti segni che Gesù nel tempo ha dato della sua presenza nell’Eucaristia, per sostenere la nostra fede spesso vacillante, alle prese con un mistero che supera tanto la nostra intelligenza. È impressionante l’apprezzamento che questa mostra ha avuto nel mondo. Anche in questi giorni della beatificazione, la si trova nella cattedrale di Assisi.

Carlo continua il suo apostolato eucaristico.

Proprio nel nome di Carlo Acutis inaugurerete una mensa per i poveri a poca distanza dal santuario della Spogliazione e ogni anno sosterrete un progetto nei Paesi del Terzo mondo per aiutarli a creare le condizioni per un’economia solidale. Ci vuole spiegare meglio di cosa si tratta?

Una mensa diocesana per i poveri l’abbiamo già a Santa Maria degli Angeli, nella Casa Papa Francesco. Ma prevediamo un incremento di pellegrini anche al centro di Assisi, al santuario della Spogliazione, e l’esperienza dice che dobbiamo aspettarci anche un aumento di poveri che avranno bisogno di un pasto. Normalmente essi bussano a qualche casa religiosa, è bene che sia così. Ma vicino al santuario, per iniziativa della diocesi, potranno trovare un punto di ristoro, diciamo di “primo soccorso”. La seconda iniziativa è più ambiziosa. Guarda lontano, nello spirito di ciò che la stessa enciclica dice a proposito di un contesto economico mondiale nel quale tanti poveri sono letteralmente “scartati” da un sistema troppo centrato sul perseguimento del profitto. Desideriamo muoverci nello spirito suggerito dall’iniziativa “The Economy of Francesco”, rinviata per la pandemia, ma ancora in cantiere, per sostenere annualmente, specie in regioni povere del mondo, qualche iniziativa che abbia il carattere di una “economia dal basso”, dove i protagonisti siano i poveri stessi stimolati a fare del loro meglio per mettersi insieme e intraprendere iniziative capaci di assicurare a loro e ai loro territori un futuro. Iniziative simili non mancano, nel mondo, e spesso sono davvero geniali, se non eroiche. Vanno perciò sostenute e incoraggiate. La nostra iniziativa – ne siamo consapevoli – è una goccia nel mare. Ma è fatta per suscitare solidarietà e sensibilità anche nel mondo della grande economia. Prenderà la forma del “Premio internazionale Francesco d’Assisi e Carlo Acutis per una economia della fraternità”.

Lei ha scritto il libro “Originali non fotocopie, Carlo Acutis e Francesco d’Assisi”. Cosa accomuna il Poverello di Assisi e il giovanissimo presto beato?

A prima vista sono così lontani. E certo sono figure tanto diverse e distanti nel tempo. Ma quando si va più in profondità, si scorgono tanti fili di collegamento. A partire dalla loro

grande voglia di vita e di gioia, che li ha portati entrambi a scoprire in Gesù il segreto di una vita bella e originale.

E poi la radicalità della scelta di Dio: Francesco si “denudò” per dire che Cristo era il suo tutto; Carlo amava dire “Non io, ma Dio” e indicava il suo programma di vita così: “Essere sempre unito a Gesù”. Ugualmente li accomuna l’amore per l’Eucaristia: Francesco esprimeva il mistero in senso discendente, contemplando il Re del cielo che ogni giorno scende umile sui nostri altari, e Carlo gli fa eco in senso ascendente, sperimentando l’Eucaristia come la sua “autostrada per il cielo”. Pensiamo poi all’amore per la Madonna, che rapiva il cuore di entrambi. E ancor il loro essere “apostoli della strada”, Francesco nella modalità possibile al suo tempo, a piedi nudi sui selciati delle vie medioevali, Carlo per le vie di internet, il nuovo paesaggio dell’umanità. Per finire con l’amore ai poveri: il Poverello si era messo dalla loro parte con la sua tipica radicalità, facendosi povero con i poveri, e Carlo con la sua semplicità, facendosi amico dei poveri.

Tra le varie qualità, Carlo era anche un genio della rete e la usava per parlarci di Dio. In un tempo in cui internet continua a nascondere tante insidie, cosa ci insegna?

Il Papa lo ha proposto ai giovani, nella “Christus vivit”, come modello di santità dell’era digitale, mettendo in evidenza i rischi della “rete”, ma anche le sue potenzialità positive. Carlo insegna che la rete è uno strumento. Può essere usata bene o male. Ma, se usata con i criteri della moralità e del Vangelo, è una grande benedizione. Carlo, col suo talento speciale in questo campo, lo ha fatto in maniera esemplare.

Carlo è un ragazzo del nostro tempo: qual è la sua missione rispetto ai suoi coetanei?

La sua missione è attrarli a Gesù. Lo fa in modo davvero efficace grazie al suo sorriso e alla sua semplicità. Tante volte i giovani si fanno della Chiesa e della santità idee “strane”, che finiscono per allontanarli dalla fede. Carlo insegna loro che il Vangelo non ci toglie nulla di ciò che la vita può regalarci di bello, di vero, di gioioso, ma tutto purifica e impreziosisce, mettendo in tutte le cose la bellezza di Dio.

Si può godere meglio delle cose finite, puntando all’infinito. Si può vivere sulla terra abitati dal cielo.

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