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Papa all’udienza: “guarire anche i virus socioeconomici”, ma con la “tenerezza”

Nell'udienza di oggi, svoltasi nel Cortile di San Damaso davanti a circa 500 fedeli, il Papa ha esortato a curare non solo il COvid-19, ma anche "i grandi virus scioeconomici". Non si può tornare alla normalità, che era già "ammalata": bisogna percorrere "un'altra rotta", all'insegna della "tenerezza"

foto SIR/Marco Calvarese

“Il malessere c’era già, la pandemia l’ha accentuato”: per guarire non basta trovare una cura per il Covid-19, occorre curare anche “i grandi virus umani e socioeconomici”. Lo ha ribadito il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata nel Cortile di San Damaso davanti a 500 persone, ha chiesto di non tornare alla “normalità”, che era già “ammalata”, ma di percorrere “un’altra rotta”. “Nel mezzo della pandemia che ci affligge, ci siamo ancorati ai principi della dottrina sociale della Chiesa”, sottolinea Francesco ripercorrendo le catechesi sulla guarigione dalle “malattie sociali”, iniziate ad agosto: “Abbiamo percorso le vie della dignità, della solidarietà e della sussidiarietà, vie indispensabili per promuovere la dignità umana e il bene comune. Come discepoli di Gesù, ci siamo proposti di seguire i suoi passi optando per i poveri, ripensando l’uso dei beni e prendendoci cura della casa comune”. “Vorrei che questo cammino non finisca con queste mie catechesi, ma che si possa continuare a camminare insieme, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, che salva e guarisce il mondo”, l’auspicio all’insegna della “tenerezza”, virtù invocata più volte nel corso della catechesi, la quale comporta la capacità di “ringraziare per gli intimi legami della nostra comunione universale con tutte le persone e con tutte le creature”.

“Rigenerare la società e non ritornare alla cosiddetta ‘normalità’, che è una normalità ammalata,

anzi ammalata prima della pandemia: la pandemia l’ha evidenziato”, l’invito del Papa: “perché questa normalità era malata di ingiustizie, disuguaglianze e degrado ambientale”. Nella “normalità” del Regno di Dio nessuno si volta dall’altra parte: “il pane arriva a tutti e ne avanza, l’organizzazione sociale si basa sul contribuire, condividere e distribuire con tenerezza, non sul possedere, escludere e accumulare”. Poi Francesco mima a braccio due gesti: quello della mano che parte dal cuore per darsi al prossimo, e quello di chi ritira la mano per egoismo o per l’ansia di possedere. Solo il primo è un gesto cristiano, che però non può farsi in modo meccanico:

“Mai potremo uscire dalla crisi evidenziata dalla pandemia meccanicamente,

con nuovi apparecchi”: sono “importantissimi”, precisa il Papa citando l’intelligenza artificiale, ma neanche i mezzi più sofisticati potranno mai replicare la tenerezza.

Il Covid 19 è “un piccolo virus”, che “continua a causare ferite profonde e smaschera le nostre vulnerabilità fisiche, sociali e spirituali”: “ha messo a nudo la grande disuguaglianza che regna del mondo: disuguaglianza di opportunità, di beni, di accesso alla sanità, alla tecnologia, all’educazione – milioni di bambini non possono andare a scuola – e così via”. “Queste ingiustizie non sono naturali né inevitabili”, tuona Francesco: “Sono opera dell’uomo, provengono da un modello di crescita sganciato dai valori più profondi”. Ecco perché, per uscire dalla pandemia,

“dobbiamo trovare la cura non solamente per il coronavirus, che è importante, ma anche per i grandi virus umani e socioeconomici”.

“Certo non possiamo aspettarci che il modello economico che è alla base di uno sviluppo iniquo e insostenibile risolva i nostri problemi. Non l’ha fatto e non lo farà, perché non può farlo, anche se certi falsi profeti continuano a promettere ‘l’effetto a cascata’ che non arriva mai”. Al termine dell’udienza, il Papa si sofferma a braccio su quello che definisce “il teorema del bicchiere”, formulato così: “L’importante è che il bicchiere si riempia, e così poi cade sui poveri, sugli altri, che ricevono ricchezze”. “Ma c’è un fenomeno”, puntualizza ancora fuori testo per contestare tale teorema: “Il bicchiere comincia a riempirsi e quando è quasi pieno cresce, cresce e cresce, e mai la cascata”. “Dobbiamo metterci a lavorare con urgenza per generare buone politiche, disegnare sistemi di organizzazione sociale in cui si premi la partecipazione, la cura e la generosità, piuttosto che l’indifferenza, lo sfruttamento e gli interessi particolari”, l’appello:

“Dobbiamo andare avanti con tenerezza”,

aggiunge a braccio. “Una società solidale ed equa è una società più sana. Una società partecipativa – dove gli ‘ultimi’ sono tenuti in considerazione come i ‘primi’ – rafforza la comunione”, assicura Francesco: “Una società dove si rispetta la diversità è molto più resistente a qualsiasi tipo di virus”. “Dio ci conceda di “viralizzare” l’amore e globalizzare la speranza alla luce della fede”, l’augurio finale. Il Regno di Dio, conclude il Papa, è “un Regno di luce in mezzo all’oscurità, di giustizia in mezzo a tanti oltraggi, di gioia in mezzo a tanti dolori”.

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